martedì 30 giugno 2009

L'ITALIA DI CRAXI



Palermo, 08 agosto 1985, visita ufficiale del premier Bettino Craxi a Palermo.
© Luciano del Castillo

L'ITALIA CONTEMPORANEA

Fuori rotta © Luciano del Castillo

La tragedia di Viareggio ci ha messo davanti ad una realtà che già conosciamo. L'abbiamo conosciuta ai tempi di Craxi: facciamo finta che tutto va bene! Craxi contrabbandava il nostro come il 7 paese più ricco del mondo e per farlo non faceva mancare denari a destra e a manca. La realtà era, allora come adesso, molto diversa: Una facciata di un palazzo splendente che all'interno crollava. E' la filosofia dei nuovi AD di tutte le compagnie, grandi e piccole (ai quali si sono uniti trasversalmente molti dei nostri politici). Per salvaguardare i loro guadagni stratosferici tagliano qua e la dove si può senza farsene accorgere. C'è il treno che sfiora i 300 k all'ora..............ma per averlo bisogna tagliare sulle tratte meno visibili, pendolari e merci, che sono, secondo le ultime ricerche dei veri e propi servizi colabrodo. Per vincere la scommessa dell'alta velocità insomma basta sacrificare la periferia del paese. E tutto fila liscio così, si fanno inchieste, ma si fermano ad un binario morto. Fino a che non scoppia la TRAGEDIA. Quando succede la catastrofe arrivano, puntuali, le polemiche (ma dove era l'opposizione ed i sindacati quando le denunce venivano fatte dai macchinisti sulle ormai rare trasmissioni di inchiesta?).

Questo è il Paese Italia che passerà i prossimi giorni a emozionarsi, a piangere, ad addolorarsi per quei poveri morti, per quelle povere vittime innocenti, per poi riprendere, come se niente fosse, a votare per le stesse persone, a guardare la tv e a leggere sui giornali il resoconto dell'ultima tragedia. Deamicisiani astuti sfrutteranno a loro favore il dramma. Chi pagherà?? Grazie al cielo abbiamo un sistema giudiziario bloccato e così, per un motivo o per l'altro nessuno pagherà! Anzi si, qualcuno pagherà: l'immigrato preso alla stazione mentre cerca un lavoro nel Belpaese.

© Luciano del Castillo

DOPO 25 ANNI TROVARSI A LA HABANA


Palermo- La Habana, Paolo, Luciano del Castillo. Dall'ORA allora! Due giovani reporter giravano per le pericolose strade della Palermo della mattanza, degli omicidi efferati, delle vendette, della lupara bianca. Lavoravano per il giornale L'Ora, ultimo avamposto dell'informazione, in un'Italia distratta, colpita duramente dal terrorismo, che non riteneva la mafia un pericolo nazionale. Ricordo che, a bordo delle nostre Vespe 125 facevamo percorsi lunghissimi dentro la città. La cronaca non dava respiro. Dopo ognuno per la sua strada con i suoi percorsi. Io ho lasciato Palermo per Roma poi Hamburg e poi di nuovo Roma passando per centinaia di posti.

Come si fa a reincontrarsi 25 anni dopo per caso in una piazza a La Habana?
Si può, si può.

lunedì 29 giugno 2009

GIORNALISMO O FICTION?





Oggi guardando il sito del Corriere della Sera non credevo ai miei occhi: veniva esaltata l'immagine simbolo della rivolta di Teheran. L'unico piccolo, insignificante particolare, è che si tratta di un fotomontaggio ed è trionfalmente dichiarato nel pezzo!! Ma contrariamente al collega del Los Angeles Times che ha fatto la stessa cosa durante la guerra in Iraq e per questo è stato licenziato in tronco, negli articoli del Corriere e di altri quotidiani, viene esaltata la creatività della rete. Vi rendete conto di ciò che significano queste affermazioni? Cari colleghi significa che finalmente potremo inventarci le foto e venderle ai giornali. Fate anche voi le vostre foto creative sugli avvenimenti di cronaca, di politica di attualità. se non c'eravate non fa una grande differenza!! Cercate le immagini sui siti di qualche grande agenzia internazionale e poi manipolatela a vostro piacimento per rappresentare al meglio gli avvenimenti di cui non facevate parte. E la cosa pazzesca è che un'affermazione del genere e non viene da parte di un piccolo network ma da uno dei più grandi giornali italiani. Per me è pura fantascienza. Ormai i giornali quando non hanno più niente da dire si mettono a navigare in rete e tra Twitter, Facebook, Youtube impacchettano notizie prese qua e la in rete dando per scontato che siano vere. O meglio che siano vere o no, circola tanta di quella monnezza tra giornali quotidiani, magazine e televisione, che neanche ci chiediamo più se siano vere o false le notizie, tanto c'è tutto e il contrario di tutto. Paragonare questo fotomontaggio alla foto simbolo di piazza Tienamen è un offesa al lavoro di quei reporte che rischiano la propria vita per informare.

Mi piacerebbe mettere in rete una intervista esclusiva ad Ahmadinejad che afferma la sua volontà di cambiere totalmente la sua politica perchè per la prima volta ha visto una ragazza in minigonna. Potrebbe diventare l'intervista simbolo della rivolta di Teheran che importa se è falsa, noi lo diciamo che è falsa, però può diventare l'intervista simbolo del nuovo Iran. Come si fa leggendo queste cose, a dare torto a quei capi del regime che gridano al complotto internazionale, che dicono che le notizie e immagini sono state impacchettate ed organizzate prima ancora che si sapessero i risultati. Come si fa a credere che anche le altre immagini che abbiamo visto rubacchiate qua e la dalla rete non siano false?? Oramai la stampa non fa giornalismo, ma fiction e racconta quello che vuole vedere, non quello che accade. Come fa ad essere un immagine simbolo se quell'immagine non esiste se non che nella testa del suo creatore?

E mi dispiace ancora di più perchè queste scelte immature offuscano l'ottimo lavoro dell'inviato del Corriere, Andrea Nicastro, lui si che sta in mezzo alla rivolta da giorni per portare degli ottimi pezzi corredati da video. Tutti veri, tutti ripresi dal vivo, come da tradizione di un buon giornalismo.
Mi auguro che qualcuno al Corriere si renda conto del passo falso e si scusi con i lettori.

© Luciano del Castillo

IL MUCCHIO SELVAGGIO


Emma, Sophie, Lukas und ich.

sabato 27 giugno 2009

MICHEL JACKSON: MORTO UN MITO SE NE FA UN ALTRO


Paris, Cimitere du Pere Lachaise 1981. Jim Morison grave . © Luciano del Castillo

CERA UNA VOLTA IL WEB - ONCE UPON A TIME THE WEB


Siamo arrivati a ciò che temevo di più: il web come luogo di delazione e caccia ai "cattivi". Se i manifestanti iraniani hanno fotografato le persone più efficenti e spietate che hanno partecipato alla repressione e ne hanno diffuso le foto sulla rete, altrettanto ha fatto il regime di Ahmadinejad, filmando e fotografando i manifestanti che si sono distinti nella caccia al poliziotto. Così tutti cercano tutti e gli uni per vendicarsi degli altri. Il web era nato come spazio di dialogo, di discussione, di ricerca, di amalgama, di fratellanza e, perché no?, di svago. Vederlo trattato come una centrale di polizia, luogo di delazione e di caccia all'opposto mi intristisce. I giornalisti non ne hanno più il controllo delle informazioni e chiunque passa dati incontroolati, chiamandoli informazione, nel tentativo di manipolare più persone possibile. Mi dissocio da questo "1984" progressivo continuerò a raccontare, non a scrivere.
© Luciano del Castillo

TELEFONO ROVENTE


Teatranti - Coco (L), Pennacchio (C), Sarbone, durante uno spettacolo. © Luciano del Castillo

PALERMO DAL TRAGHETTO

VIETNAM IN MY HEAD


Da Nang, ©Luciano del Castillo

venerdì 26 giugno 2009

mercoledì 24 giugno 2009

UNDER ATTACK


© Luciano del Castillo

GUERRE PICCOLE, GUERRE BAMBINE

Ready to go! Afghanistan 2005. © Luciano del Castillo


In Piazza del Campidoglio a Roma la mostra fotografica “Bambini di guerra: l’infanzia spezzata”.
Articolata in quattro sezioni – bambine-soldato, bambini-soldato, reintegrazione, armi leggere – la mostra si basa sul libro “Bambini soldato” di Leora Kahn che raccoglie il lavoro di importanti fotografi.

martedì 23 giugno 2009

VICOLO QUARANTANOVE


CI siamo amico mio, ci siamo!

Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

W.S. Wislawa Szymborska

lunedì 22 giugno 2009

LES PASSANTES

Teheran, selfportrait with woman. © Luciano del Castillo

Je veux dédier ce poème
A toutes les femmes qu'on aime
Pendant quelques instants secrets
A celles qu'on connaît à peine
Q'un destin différent entraîne
Et qu'on ne retrouve jamais

A celle qu'on voit apparaître
Une seconde à sa fenêtre
Et qui, preste, s'évanouit
Mais dont la svelte silhouette
Est si gracieuse et fluette
Qu'on en demeure épanoui

A la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage
Font paraître court le chemin
Qu'on est seul, peut-être, à comprendre
Et qu'on laisse pourtant descendre
Sans avoir effleuré sa main

A celles qui sont déjà prises
Et qui, vivant des heures grises
Près d'un être trop différent
Vous ont, inutile folie,
Laissé voir la mélancolie
D'un avenir désespérant

Chères images aperçues
Espérances d'un jour déçues
Vous serez dans l'oubli demain
Pour peu que le bonheur survienne
Il est rare qu'on se souvienne
Des épisodes du chemin

Mais si l'on a manqué sa vie
on songe avec un peu d'envie
A tous ces bonheurs entrevus
Aux baisers qu'on n'osa pas prendre
Aux cœurs qui doivent vous attendre
Aux yeux qu'on n'a jamais revus

Alors, aux soirs de lassitude
Tout en peuplant sa solitude
Des fantômes du souvenir
On pleure les lèvres absentes
De toutes ces belles passantes
Que l'on n'a pas su retenir.

Antoine Pol, 1918

domenica 21 giugno 2009

MIO PADRE E'MORTO PARTIGIANO A PEPPINO IMPASTATO


Mi' padre è morto partigiano
a diciott'anni fucilato ner nord, manco so dove;
perciò nun l'ho mai visto, so com'era
da quello che mi' madre me diceva:
giocava nella Roma primavera.

Mo l'antra notte, mentre che dormivo,
sarà stato due o tre notti fa,
m'e' parso de svejamme all'improvviso
e de vedello, come fusse vero;
sulla faccia c'aveva un gran soriso,
che spanneva 'na luce come un cero.

- Ammazza, come dormi - m'ha strillato,
era proprio lui, ne so' sicuro,
lo stesso della foto che mi' madre
ciaveva sur comò, dietro na fronda
de palma tutta secca, benedetta,
un regazzino, che ride in camiciola,
cor fazzoletto rosso sulla gola.

Ma siccome sognavo i sogni miei,
pe' la sorpresa j'ho chiesto: - Ma chi sei?-
- So' tu' padre - ma detto lui ridenno
- forse che te vergogni alla tua età
de chiamamme cor nome de papà? -

- No, papà, te chiamo come hai detto,
me fa ride vedette ar naturale,
scuseme tanto se me trovi a letto,
che voi sape'? Nun me posso lamenta',
nun so' un signore, trentadu' anni,
davanti c'ho na vita,
ancora nun è chiusa la partita. -
Lo sai, da quanno mamma s'è sposata
co' mi' padre, che invece è er mi' patrigno...
credo sett'anni dopo la tua morte... -

A 'ste parole ho visto che strigneva un poco l'occhi,
come quanno se sta ar sole troppo forte.
- Scusa papa', credevo lo sapessi -
Ma lui, ridenno senza facce caso,
spavardo, spenzierato, m'ha risposto:

- Ma che ne so io de quello che è successo,
io so' rimasto come v'ho lassato,
quanno giocavo, giocavo, giocavo...
giocavo a calcio e mica me stancavo,
giocavo co' tu madre e l'abbracciavo,
giocavo co' la vita e nun volevo,
coi fascisti però nun ce giocavo,
io sparavo, sparavo, sparavo. -

Poi m'ha toccato i piedi dentro al letto
e ha fatto un cenno, come da di' - Sei alto! -
- E dimmi - dice - prima d'anna' via,
che n'hai fatto della vita
che t'ho dato giocanno co la mia...
Vojo sape' sto monno l'hai cambiato?
Sto gran paese l'avete trasformato?
L'omo novo è nato o nun è nato?
In qualche modo c'avete vendicato?
- e rideva co' l'occhi, coi capelli,
sembrava quasi lo facesse apposta.
Me sfotteva, capito, quer puzzone
rideva e aspettava la risposta.

- Ma tu che voi co' tutte 'ste domanne?
Mo' perché sei mi' padre t'approfitti.
Tu m'hai da rispetta', io so' più grande!
Va beh adesso accampi li diritti
perché sei partigiano fucilato...
ma se me fai sveja' io t'arisponno,
mabbasta solo che aripijo fiato.

Certo che la vita è migliorata!
Avemo pure fatto l'avanzata.
Travolgente hanno scritto sui giornali. -

- Mejo così - me fa - se vede che è servito...
vedi quanno che m'hanno fucilato
Nun ho strillato le frasi de l'eroi
pensavo a voi che sullo stesso campo
avreste certo vinto la partita
pure che io perdevo er primo tempo. -

- No, un momento papà, te spiego mejo...
nun è che avemo proprio già risorto
nella misura in cui ci sta er risvorto emh...
E allora quer ragazzo de mi' padre
che stava a pettinasse nello specchio
s'arivorta me fissa e me domanna:
- Ma insomma, adesso er popolo comanna?-

Qui so zompato sur letto, co' na mano
m'areggevo le mutanne, co' l'altra
cercavo de toccallo, e nun potevo.
Allora j'ho parlato,
perché m'aveva preso come 'na malinconia
e nun volevo che se ne annasse via
prima de sape' bene come è stato.

- Sei ragazzo, papa', come te spiego
nun poi capi' come cambia er monno..
Ce vole tempo, er tempo se li magna
i sogni nostri, io, sai che faccio, aspetto!
Tutto quello che viene, io l'accetto,
semo contenti se la Roma segna,
li compagni so' tanti e li sordi pochi...
e nun ce sta più tempo pe' li giochi! -

- Ma so' sempre quelli te strappano le penne,
ma tu nun poi capi' papa', sei minorenne,
se eri vivo te daveno trent'anni,
mejo che torni da dove sei venuto,
perché quelli che t'hanno fucilato,
proprio quelli lì qui te fanno mori' tutti li giorni!
Lassa perde papà, qui nun e' aria,
semo cresciuti...nun semo piu' bambini,
torna a gioca' co' l'artri regazzini
che hanno fatto come hai fatto tu,
noi semo seri...e nun giocamo più.

A 'sto punto mi padre s'e' stufato,
ha fatto du' spallucce, un saluto,
s'è rimesso in saccoccia la sua gloria
e vortanno le spalle se n'e' annato
ripetendo nel vento la sua storia:

- Ma che ne so io de quello che è successo,
io so' rimasto come v'ho lassato,
quanno giocavo, giocavo, giocavo...
giocavo a calcio e mica me stancavo,
giocavo co' tu' madre e l'abbracciavo,
giocavo co' la vita e nun volevo,
coi fascisti io però nun ce giocavo...
io sparavo, sparavo, sparavo.

Roberto Lerici, 1976

Per saperne di più vedi i video di Andrea Nicastro sul Corriere della Sera:
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_3d56eaf0-59e8-11de-8980-00144f02aabc&vxBitrate=300

POLA PULA VIA SAN MICHELE PROMA DOMICEVA


The dark side of ma blood.

martedì 16 giugno 2009

WHEN THE DOGS RUN FREE


Cat & dogs ©Luciano del Castillo

If dogs run free
Then what must be
Must be
And that is all
True love can make
A blade of grass
Stand up straight and tall
In harmony
With the cosmic sea
True love needs no company
It can make it whole
If dogs run free

Bob Dylan

HIDDEN


Camminare a Herat. © Luciano del Castillo

lunedì 15 giugno 2009

A MARILYN MONROE

Il fazzoletto rosa
le velava il volto
e lo rendeva ancora
più misterioso di quando la vidi
per la prima volta
tra il Sunset Boulevard e la spiaggia di L. A. (U.S.A.).
Giocava a poker e dernier
con un anziano impresario
che dichiarava di essere l'assassino personale di J.F.K.,
Bob per gli amici.
La posta in gioco era il tempo libero,
cosicchè perse pure i secondi.
Ritornando a casa, un bambino negro
le chiese di guardarlo
mentre come un angelo
ballava sulla musica di Michel Jackson.
Dal vortice creatosi
uscì un rospo che si innamorò
e decise di baciarla.
Come per incanto
lei diventò un corvo e gracchiò alla luna
il tempo necessario per farsi perdonare.
Vedendola così triste,
la luna pensò bene di sciogliere l'incantesimo
e, per il suo compleanno, le regalò un foulard rosa
per proteggersi dallo sguardo indiscreto
di tutti quegli altri che, per la sua bellezza,
avrebbero tentato di rapirla.
Fino a che non decidemmo di telefonare
dalla prima cabina telefonica.
Ci riparammo dal vento tutta la notte
tanto che la cabina si ruppe e dovemmo scappare.
E via, via, verso un nuovo compleanno
uno di quelli che si festeggiano
senza crearsi problemi di quanti ne sono passati
prima.
Il mare era molto caldo......
E si tuffò
tentando
di raggiungere l'orizzonte.

Roma, 16 marzo 1985 © luciano del castillo

domenica 14 giugno 2009

DIECI DOMANDE PER TE

Le “dieci domande qualunque” a cui nessuno risponderà…

Massimo Gramellini, giornalista de La Stampa pone queste “dieci domande qualunque” che riporto volentieri sul mio blog nella speranza che a qualcuno venga voglia di rispondere.

images“1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?

2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?

3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?

6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

10. Ma vi sembro normale?

Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.”

LO SDILLIZIO VILLA BENEDETTO CONTRADA SPINASTANTA


Cerda, i luoghi della spensieratezza.

ULTIMO DOMICILIO CONOSCIUTO.........


Kabul, Aeroporto. Con i ragazzi del Coro

SAVANA


Nessuno grida dalla Savana......... ©Luciano del Castillo

COSE DA PAZZI





Tunisia, BIG ERG BIG MEN!!

A WONDERFUL WORLD (Zucchero)


Lo sai fratello siamo nella merda a proposito come ti va?
E quei bambini giocano alla guerra
dov'è questo wonderful world?
Non ho più voglia di avere voglia
tutto questo è troppo anzi di più
e tu che aspetti sempre sulla soglia
dov'è questo wonderful world?
Vado via domani e non torno più
prima che io salti faccio un salto nel blu
Sali anima in depression come in come sei messo?
Ci sono giorni dove sono in vena
hey baby proprio come mi vuoi
in altri striscio tiro la catena
ma dov'è questo wonderful world
Che mi scappa da vivere e qui non ci sto più
ma prima che io salti faccio un salto nel blu
un grande salto nel blu!
Sali, anima in depression Come in, senti che vibration
Sali, anima in depression Come in, sentirai che vibration
oh no no no un grande salto nel blu oh no no no l'ultimo salto nel blu.

Paura di sprofondare. © Luciano del Castillo

sabato 13 giugno 2009

QUASI UGUALI - FRANCESCO DE FILIPPO


La copertina del libro di Francesco De Filippo "Quasi uguali"
(OSCAR MONDADORI, pp. 202 - 10,50 euro)


La recensione dell'agenzia ANSA
di Paolo Petroni

''La vita di straniero e' come avere il vestito di un altro, o troppo piccolo o troppo grande'', come dice Vasile, un rumeno di 46 anni, in Italia dal 2001. Ma il problema vero e' che troppo spesso e' come dentro il vestito non ci fosse nessuno: se sei clandestino in molti, troppi casi e' come non esistessi. Lo dimostrano purtroppo le storie che hanno raccontato tanti immigrati a Francesco De Filippo, giornalista e romanziere, e che lui riscrive in forma di racconto in prima persona. Non esisti e quindi, anche se hai lavorato, non ti pago, perche' se reagisci ti rispediscono a casa. Non esisti e quindi, se protesti, ti viene data una lezione esemplare e sarai costretto comunque a star zitto (resta esemplare la storia di Ion Cazacu, bruciato vivo dal datore di lavoro nel marzo 2000, processato e condannato dopo la denuncia della vedova Nicoleta, che l'ha raccontata a De Filippo). Non esisti e quindi, se ti fai male sul lavoro, dove non hai orario, vieni gettato in un fosso o costretto a mentire se vuoi un minimo di soccorso. Gli esempi li conosciamo tutti, basta leggere i giornali che dedicano attenzione a questo problema. Perche' se e' vero che in queste pagine i nomi e alcuni particolari sono falsi, per proteggere chi ha parlato, quel che e' vera e' l'umanita' dolente e paziente, martoriata e non vinta dei protagonisti che ci arriva attraverso il racconto di grande misura, senza coloriture e ricorso a strumenti retorici o ricatti sentimentali, grazie alla scrittura profondamente partecipe di De Filippo. Come sempre, questa narrativa del reale, frutto di anni di lavoro giornalistico, trasformato dall'operazione letteraria e la sua capacita' di dare verita' a quel che dice o fa dire, colpisce la coscienza di chi legge, rivelandogli quel che accade sotto i suoi occhi, solo dietro l'angolo. Un qualcosa di mostruoso e che sembra non appartenere a un paese occidentale civile, a quell'Europa che pure si dice fedele alla memoria perche' la dignita' dell'uomo non venga piu' schiacciata. De Filippo divide i suoi racconti in Inferno, Purgatorio e Paradisio, tra chi appunto passa o ha passato le vicende piu' nere, chi sopravvive in qualche forma e chi ce l'ha fatta, e lo fa dandoci tanti riferimenti reali, a cominciare dai luoghi, le strade, i punti di raccolta, quelli dove ci si riunisce, quelli dove si aspetta il Califfo, ovvero il caporale che scegli i lavoratori per la giornata. Sono appunto strade delle nostre citta', magari poco frequentate, ma vicino alle quali inevitabilmente ci tocca di passare: allora ci viene da chiederci se siamo piu' ombre umane noi, con la nostra indifferenza, o loro, col loro patire, da Mahari beffato dai nostri regolamenti a Albasit, rifugiato senza diritti, da William a Ru Yan, da chi vive in grotta e chi in una casa di bottiglie, che purtroppo ha attirato la curiosita' della stampa.

venerdì 12 giugno 2009

LA CULPA ES DE KAKA' - FRANCESC ESCRIBANO


Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. ©Luciano del Castillo

Tratto dal quotidiano EL PERIODICO del 12 giugno 2009
http://www.elperiodico.com/default.asp?idpublicacio_PK=46&idioma=CAS&idnoticia_PK=620571&idseccio_PK=1006&h=

FRANCESC Escribano

Tengo una sobredosis de Berlusconi. Estoy harto de ver su cabeza colgada de las farolas. Harto de imaginarlo tomando el sol en Villa Certosa entre barrigas venerables y tangas y toples juveniles. Harto de ver la cara de besugo de su amiga Noemi Letizia, la última vez cuando la policía tuvo que cerrar un colegio electoral para que pudiese votar tranquila. Harto de escuchar sus chistes sin gracia dichos en el momento más inadecuado y de la forma más inoportuna. Harto de su comportamiento en la final de Roma que ganó el Barça. Harto de sus exhibiciones de riqueza, poder e impunidad. Harto del tinte de su pelo y del botox con el que, presumiblemente, intenta detener el paso inexorable del tiempo.
Pero una cosa es el sentimiento que despierta en mí Il Cavaliere y otra totalmente diferente, según los últimos resultados electorales, es lo que piensan de ello los italianos. O la mayoría del electorado italiano. No sé cómo lo hace, pero Berlusconi siempre gana. Ya puede hacerlas y soltarlas como la copa de un pino. Como si nada. Ya puede haber sospechas públicas, notorias y fundamentadas sobre la forma en que ha llegado al poder y ha levantado su imperio. No parece que importe mucho. Para comprender el porqué, a veces una viñeta vale más que mil artículos. Ferreres dibujaba el otro día un Cavaliere exultante, bañándose en la piscina con unas velinas, diciendo que la gente vota a los más golfos porque todos quieren vivir como ellos. Seguramente esto explica el éxito en parte. Solo en parte. Berlusconi, que empezó como músico de crucero y que ahora es el rey de la televisión europea, domina las leyes del espectáculo como nadie. Sin pudor y sin rubor, sabe cuándo y cómo desviar la atención. Por ello cada vez enerva más a sus críticos y agrada más a sus fieles. Como en su última victoria electoral ha sufrido un leve retroceso, sentía curiosidad por saber cuál sería su análisis después de los últimos escándalos. Pues bien, según Berlusconi, la culpa es del fichaje de Kaká, que dejará su Milan para ir al Real Madrid. Mira por dónde, ahora, además, también empiezo a estar harto de Kaká.

giovedì 11 giugno 2009

SULLA BARCA CON VLAD


Navigar m'è dolce in questo mar.....

MIKE BONGIORNO MANTIENE LA PROMESSA: AL FIORELLO SHOW CON UN CAMMELLO


MIKE BONGIORNO MANTIENE LA PROMESSA: AL FIORELLO SHOW CON UN CAMMELLO.
Tornato dal suo viaggio negli Emirati Arabi dove ha festeggiato i suoi 85 anni, Mike Bongiorno, mantiene la sua promessa e fa incursione al Fiorello Show in una maniera del tutto particolare. Dopo l'arrivo in mongolfiera e l'intervista al Letterman-Fiorello Show del primo incontro, lo storico conduttore è tornato da Fiorello, al Teatro Tenda di Piazzale Clodio, accompagnato questa volta da un cammello.

venerdì 5 giugno 2009