lunedì 11 dicembre 2017

Cari amici, ci siamo! Il mio nuovo libro fotografico “Alegria Y Revolucion” #Tempestaeditore https://tempestaeditore.it/ è pronto è sarà disponibile nei prossimi giorni. Per chi vuole fare un bel #regalo di #Natale la casa editrice lo offre, a chi lo prenota adesso, in pre vendita (consegna dopo il 16 dicembre) con uno sconto del 15% e spedizione a carico dell’editore. Conto in un vostro sostegno solidale 
La copertina del libro Alegria Y Revolucion                 

domenica 3 dicembre 2017

Più libri più liberi


Domenica, 10 dicembre, Tavola rotonda a partire dai libri
El presidente de la Paz Hugo Chavez di Marinella Correggia
Alegrìa Y Revolucion di Luciano del Castillo
Intervengono gli autori, Giulietto Chiesa e Alfredo Macchi 
A cura di Edizioni Sankara





mercoledì 18 ottobre 2017

Giornate nere per la Giustizia

Il cadavere di Santiago #Maldonado, il giovane artigiano sparito lo scorso 1° agosto, durante la repressione di una protesta indigena da parte della Gendarmeria, è stato ritrovato oggi dalla Prefettura Navale argentina nel fiume Chubut, all'interno del territorio degli indigeni Mapuche in Patagonia. Già dai primi momenti della scomparsa erano in pochi a credere che sarebbe stato ritrovato. Le modalità ed il motivo della scomparsa  ricordavano molto quelle del nostro connazionale Giulio #Regeni. Secondo alcuni testimoni, Maldonado sarebbe stato prelevato dai gendarmi durante i tafferugli e poi sparito nel nulla. Santiago Maldonado, ventottenne di Buenos Aires, si trovava lì a sostenere la lotta del popolo Mapuche. Alcuni testimoni raccontano di averlo visto per l’ultima volta nelle mani della Gendarmeria, ma la stessa arma e il governo smentiscono. Insieme al popolo #Mapuche e agli attivisti in difesa dei diritti degli indio, aveva intrapreso una protesta contro il gruppo Benetton, proprietario di  900mila ettari di terra. Ma quelle terre non appartenevano allo stato argentino e neanche alla Argentine Southern Land Company Limited, l’impresa inglese che ne deteneva la proprietà legale già dai primi del ‘900. Quelle terre appartengono al popolo Mapuche, gli indigeni araucani che vivono in Patagonia da tempi immemorabili, ben prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli. E, com’è noto, la terra è di chi l’abita. Nessuna legge potrà mai contraddire questo principio universale. In questa dura battaglia contro la proprietà non ci sono mai state chiare prese di posizione dell’Argentina di #Macrì e neanche da parte della #Benetton che si è ben guardata di rilasciare dichiarazioni. Forse Oliviero #Toscani che ha fatto della comunicazione aziendale una comunicazione sociale potrebbe forse preparare uno dei suoi spot a favore degli indigeni, e magari metterci la faccia di uno che non ci ha messo solo la faccia, ma anche la vita.


Santiago's body #Maldonado, the young artisan who disappeared last August 1, during the repression of an indigenous protest by the Gendarmerie, was found today by the Naval Prefecture of Argentina in the Chubut River, within Mapuche's indigenous territory Patagonia. Already from the very first moments of the disappearance, there were few to believe that it would be found again. The way and the reason for the disappearance reminded very much of our fellow countryman Giulio #Regeni. According to some witnesses, Maldonado would be taken from the gendarmes during the raids and then disappeared into nothingness. Santiago Maldonado, twenty-two in Buenos Aires, was there to support the Mapuche people's struggle. Some witnesses say they saw him last in the hands of the Gendarmerie, but the same weapon and the government deny it. Together with the #Mapuche people and the Indians rights activists, he began a protest against the Benetton group, owner of 900,000 hectares of land. But those lands did not belong to the Argentine state, nor to Argentine Southern Land Company Limited, the English company that owned it since the early 1900s. Those lands belong to the Mapuche people, the Patriarchs living in Patagonia from time immemorial, well before the arrival of Spanish colonizers.
And, as is well known, the earth is the one who lives there. No law can ever contradict this universal principle. In this tough battle against property, there has never been any clear Macro position in Argentina, nor even by #Benetton who has been well-pleaded to make statements. Perhaps Oliviero #Toscani who has done business communication with social communication could perhaps prepare one of his spots for the indigenous people, and perhaps make the face of one who has not only put his face on us, but also our lives.


Già l’altro ieri una
brutta notizia aveva funestato la giornata: la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, che aveva messo in imbarazzo il governo Muscat con scoop sui legami con il regime azero e accuse di corruzione,  pioniera del giornalismo investigativo, è stata uccisa da una bomba piazzata sulla sua auto. Brutto momento per coloro che combattono per i diritti civili e contro la corruzione. Si ritorna ad uccidere, come in Messico, per liberarsi sbrigativamente e definitivamente degli avversari. E queste notizie, nel fiume di inutili informazione fornita in finte testate web, vomitate dalla rete quotidianamente, passano quasi inosservate, a favore di quelle altre futili, finte, create su commissione per distrarre la nostra coscienza.
The day before yesterday, a bad news had come to an end: Maltese journalist Daphne Caruana Galicia, who had embarrassed the Muscat government with scoops on the Azerbaijani regime and allegations of corruption, pioneer of investigative journalism, was killed by a bomb placed on his car. Bad weather for those who fight for civil rights and against corruption. He returns to killing, as in Mexico, to get rid of his opponents sharply and definitively. And these news, in the river of unnecessary news provided in fake web pages, vomiting from the net every day, go almost unnoticed, in favor of those other futile, fake, commissioned to distract our conscience.
Luciano del Castillo

giovedì 5 ottobre 2017

Foto false, è informazione?



Ci sono tanti motivi che spingono le persone a mentire o a creare la menzogna: in maggioranza per interesse di parte, alcuni per protagonismo, altri solo per potersi vantare.
Il caso della foto falsa di Barcellona del gruppo di manifestanti che si scontra con le forze dell'ordine dal cui centro svetta la bandiera catalana, è solo l'ultimo esempio. Palese plagio della molto più famosa, e vera, foto di Iwo Jima, voleva dare forza ad una foto banale.
Anche ai tempi delle pellicole succedeva, era molto più raro a causa della laboriosità, ma succedeva ed era appannaggio dei professionisti. Ricordo tra tutte le foto false che rimbalzavano in latino america ai tempi dei colonnelli, dei capi guerriglieri morti, pubblicate come vivi.
Oggi invece il trucco è appannaggio di tutti. E' recente la storia di Eduardo Martins fotografo brasiliano che diceva di essere accreditato presso l’ONU e pubblicava i suoi lavori per importanti giornali, sbugiardato dalla BBC. Nel suo profilo Instagram, seguito dal oltre 127 mila persone, era costantemente aggiornato con le foto delle sue gesta, nella descrizione si presentava come fotografo dell’Onu nei campi profughi. La storia è durata più di un anno e mezzo, ha fatto scendere lacrime ai tanti suoi follower su come e perché aveva deciso di fare il reporter di guerra. Non una foto, ma tutta la sua produzione era falsa e, probabilmente, anche le sue generalità.
Giornalisti e fotografi sono sempre stati accusati di "creare" la realtà per poi venderla e spacciarla come vera. Chiariamoci, la menzogna non appartiene ai fotografi od ai giornalisti come categoria, ma alle persone. E lo dimostra il fatto che con l'avvento del digitale tutti hanno accesso alla "informazione visiva". E ne vediamo delle belle! Tante sono le foto e le notizie false che ogni giorno si riversano sui nostri monitor che passano i controlli. A parte gli addetti ai lavori che riescono a riconoscerle (io faccio dei corsi per insegnare ai lettori a riconoscere le notizie/foto false), la maggior parte degli utenti (si chiamano così, non più lettori), si riconosce in una o un'altra informazione falsa dipendentemente dalla appartenenza.
Ma cosa spinge una persona a inventare, costruire, truccare una storia, una foto, delle immagini.
Fondamentalmente lo si fa per amore di parte. Si imbroglia per indurre le persone ad accettare, con testimonianze (costruite) ritenute vere, a credere ad una tesi piuttosto che un'altra.

Cominciamo ad analizzare le foto fake costruite nel modo più sofisticato: sono le foto vere, il cui contenuto viene "indirizzato" ad una interpretazione. Faccio un esempio le, ormai, tante foto sul degrado postate qua e la da utenti che mostrano uomini e donne nudi per la strada, che consumano atti sessuali o fanno i propri bisogni. Le foto sono vere, ma vengono contestualizzate in una maniera che si crei danno a qualcosa o a qualcuno (amministrazioni, partiti, o categorie invise) ed a invocare l'intervento delle Istituzioni. Foto postate ad arte per offendere, prove alla mano, il sindaco della città, le forze dell'ordine, il vicino di casa. Di questo gruppo fanno anche parte le foto, sempre per riferirmi alle recenti manifestazioni di Barcellona, di foto vere che però erano di archivio scattate in altre occasioni (il poliziotto che picchia un uomo in sedia a rotelle, etc) per creare indignazione. Le foto sono VERE, ma il contenuto in un contesto diverso è palesemente FALSO.
Ma andiamo adesso a quelle che io definisco le foto dei "creativi". Guardano in TV o sui giornali degli avvenimenti, si sentono coinvolti e come dei creativi di una agenzia pubblicitaria, immaginano come "avrebbe potuto essere". Così scaricano le foto dal web e, grazie al programma di modifica, ne costruiscono una nuova che segue la loro creatività. Come quella, sempre recente a Barcellona, che richiama Iwo Jima, ma anche quelle di bambini estratti dalle macerie giorni dopo etc.
Poi c'è la categoria dei fotografi immaginari, coloro che girano il mondo rimanendo seduti comodamente al loro desk.
E poi..... possiamo continuare con tante altri esempi.
D'altronde l'informazione, scritta, visiva, in movimento, è un mestiere. E' prima lo facevano persone che studiavano e seguivano un percorso come tutti i mestieri del mondo. E come in tutti i mestieri c'erano quelli bravi e quelli meno bravi, i ciarlatani e i romantici, gli appassionati e quelli pagati da qualcuno. Ma nell'insieme persone che sapevano di avere in mano un'arma eccezionale ed al tempo stesso pericolosa. Adesso c'è questa attitudine della opinione pubblica di invocare la, sacrosanta, "libertà di stampa", in cui l'informazione deve essere libera e la possono fare tutti. E questo è il risultato. Per apparire si inventa la qualsiasi e, a volte la fanno franca.
In una redazione preparata ci sono dei redattori che analizzano le fonti e verificano la notizia prima di metterla in rete. Per qualcuno questa è CENSURA. E con lo spettro della censura si aprono le staccionate e si lasciano gli animali liberi.

Sancire la regola che tutti possano fare Informazione equivale a pretendere che l'ordine pubblico non deve essere appannaggio solo delle forze dell’ordine, ma che tutti possano esercitare l'ordine pubblico, arrestare, interdire, perché tutti devono avere il diritto di farsi giustizia. Da se. Che di questi tempi.......Lo credete possibile?
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venerdì 28 luglio 2017

In estinzione o programmati?

Su La Stampa di oggi due articoli  che parlano di un argomento simile, ma mentre in uno si afferma che siamo in grado di creare figli perfetti modificandoli 'su misura', il che fa presupporre ad una invasione di 'perfettini' ed ad una continuità della specie noiosissima:

http://www.lastampa.it/2017/07/28/esteri/modificati-gli-embrioni-umani-la-prima-volta-senza-errori-QwYeXaqJ3ydYc2XNIG8bLN/pagina.html

Sulla stessa pagina, in basso, l'allarme natività fa sperare che non ci riprodurremo più, in una democrazia che cancellerà belli e brutti,  saggi e dementi, alti e bassi.....Spazio alle altre specie! Forse meno intelligenti ma meno invasive:

http://www.lastampa.it/2017/07/27/societa/gli-anni-della-fertilit-perduta-la-specie-umana-ora-a-rischio-IMXzuA5dL7C6Y0PSk6hT5I/pagina.html

Quale sarà quindi il nostro futuro? Partire e godersi le vacanze tranquilli tanto ormai bisogna riempire dei rettangoli di carta con fiumi di parole, spesso inutili.

Luciano del Castillo

lunedì 24 luglio 2017

Copyright vIiolato

Una volta esisteva una legge che tutelava i fotografi e il loro lavoro. In realtà la legge esiste ancora ma è sempre più disattesa. E' una legge complessa che tutela negli anni il lavoro di ricerca, riproduzione, distribuzione ed archiviazione del proprio lavoro (rimando a chi è interessato a studiarla al manuale Arciero). Ma perché questa tutela oggi è venuta meno? Intanto per colpa degli stessi fotografi, professionisti e non, che quando riescono ad accertare una violazione non si affidano alle vie legali, si limitano a lamentarsi sui social network al solo scopo di far sapere al mondo: - quella foto è mia! Che vergogna, me l'hanno rubata!- Ma al momento di passare alle vie di fatto rinuncia al giusto compenso lasciando agli editori il suo contributo gratuito, grazie al quale la testata, cartacea o web, non importa, venderà e guadagnerà su quel prodotto. Un altro problema è l'ignoranza da parte degli operatori del settore sul diritto degli autori  ad avere un compenso. Nella maggior parte dei casi il pensiero è che se la foto è pubblicata su internet (social media, blog e altro) è gratis. Le foto, anche se per i non professionisti sono un diversivo, un hobby, tempo libero, se usate da aziende   (giornali, magazine, web) diventano automaticamente un prodotto e come tale devono essere pagate se sono inserite in un prodotto commerciale ed editoriale che verrà venduto al pubblico e dal quale si avrà un guadagno. Per questo esiste la regola del giusto compenso: non si possono chiedere 1000 euro  per una foto dozzinale (il portone di un edificio dove è stato commesso un delitto, la fontana pubblica etc) ma il suo è un prezzo base di 40 euro. Ma se si fotografa un evento straordinario, lo si posta sui social media e l'indomani (e nei giorni successivi) molte/tutte le testate lo riportano, allora si potrà chiedere una cifra di gran lunga superiore rispetto all'evento ed alla distribuzione http://www.ilpost.it/2013/11/25/foto-haiti-copyright-twitter/.
Quindi nel momento in cui una vostra immagine viene usata da una azienda potete chiederne il pagamento.
Un contenzioso  interessante  che vale la pena di leggere e studiare è la controversia tra il fotografo freelance Davis Slater che divenne famoso nel 2011 dopo che un macaco  gli rubò la fotocamera e si scattò il selfie più famoso della storia. Ebbene, dopo avere pubblicato quello scatto ed avere raccontato come si erano svolti i fatti, ovvero che il macaco gli aveva rubato la fotocamera e si era successivamente fotografato in un diluvi di scatti, alcuni dei quali poi ritenuti perfetti, wickipedia pubblicò l'immagine tra quelle fruibili gratuitamente "perché la foto NON era stata scattata dal fotografo, ma dall'animale".
Si, proprio così! E se la cosa vi sembra solo uno scherzo, non lo è purtroppo per il fotografo, ridotto in miseria per seguire il contenzioso legale che continua ancora adesso in sedi più disparate, ultima negli USA. L'ultima sentenza ha stabilito che il copyright non è ne del fotografo ne dell'animale (come sosteneva l'associazione animalista PETA che aveva chiesto le royalty per utilizzarle nella difesa dei macachi) http://www.corriere.it/animali/17_luglio_22/foto-macaco-racconto-fotografo-distrutto-carriera-f8baedec-6eba-11e7-9514-8d2d6097b361.shtml.
Ma in buona sostanza per avere riconosciuti i diritti dovete difenderli e non lamentarvi inutilmente.


mercoledì 19 luglio 2017

Eroi per farci dimenticare

La cosa che ancora mi fa venire i brividi oggi, venticinque anni dopo l'attacco al cuore dello stato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino ed alla sua scorta, è che tutti, ma dico tutti i palermitani e non, descrivono quell'attentato come aspettato, atteso. Nelle memorie che leggo sul web, dai blog ai post sui social network, tutti dicono la stessa cosa: - dopo Falcone aspettavamo anche la fine di Paolo Borsellino - .
Anche io ricordo subito dopo l'attentato di Capaci di avere detto, così, senza neanche pensarci alla mia compagna che conosceva la mia vita ed era al corrente delle "cose palermitane": - Il prossimo sarà Paolo Borsellino -
Se vi fermate un momento a ragionare, che menti semplici come la mia e quelle dei tanti che oggi postano i loro ricordi, io mi chiedo: ma lo Stato, dove si era cacciato in quei giorni? Dove si nascondeva mentre i suoi migliori uomini cadevano uno dopo l'altro, senza tregua? Questo ragionamento elementare lo aveva fatto? Le istituzioni che cosa hanno fatto realmente per proteggere questo morto che camminava, prima ancora che sulle strade di Palermo già nei nostri pensieri. Come mai l'unico superstite di quello che ormai rimaneva del pool non è stato sottoposto, con tutta la sua famiglia a un programma di protezione speciale? Perché non si è creato attorno ad un obiettivo così  a portata di mano, un muro di cinta una sorta di castello inattaccabile per riuscire a fargli terminare il lavoro che stava facendo sulla uccisione del collega ed amico Giovanni Falcone?
Si è  chiaro che lo hanno fatto uccidere, che qualcuno più di uno lo preferiva morto. Uomini indipendenti come loro ne nascono in pochi esemplari. Quello che mi da nausea è questo manierismo, questo feticismo nel  ricordo.
L'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino accompagnato dal figlio Massimo all'uscita del carcere  Cavallacci di Termini Imerese
E' come la seconda guerra mondiale: la abbiamo persa  ma a noi ci hanno fatto credere che l'avevamo vinta. L'abbiamo persa! eravamo dall'altra parte! Londra, Parigi, hanno vinto. Noi abbiamo perso!
E la stessa storia si ripete sulle spalle di questi due grandi uomini che hanno sfidato la mafia e l'hanno colpita così duramente, da pagare in prima persona. Nel frattempo chi era oggetto delle loro inchieste si è salvato si è ristabilito ed ogni anno dal suo nascosto (e neanche tanto) covo, inneggia al ricordo di così grandi persone, padri della Patria caduti per mano di figliastri della Patria. Sbava dietro la immagine simbolo dei due giudici che sorridono ed hanno cancellato le immagini dei medici e dei reparti speciali che raccoglievano i resti dilaniati, tanto a Capaci, quanto a via D'Amelio di corpi ridotti a brandelli. Loro non coi sono più. Le loro intelligenze non potranno contrastare più gli affari sporchi che ancora oggi fanno dell'Italia uno dei Paesi più corrotti del pianeta. Anche perché in questo Paese se stai con gli assassini e torturatori, fai carriera (vedi le forze dell'orsine che hanno lavorato al 'massacro messicano' della scuola Diaz a Genova.
Viva Palermo e Santa Rosalia!
Luciano del Castillo