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Messa a fuoco, tempo e diaframma

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La prima volta che mi è toccato coprire una storia di cronaca nera pesante ero impreparato. Lo sapevo, ma non volevo darlo a vedere. Era un duplice omicidio vicino la discarica di Bellolampo a Palermo. Il mio capo capì la mia ansia, mi guardò negli occhi e mi disse: - Luciano è semplice, ricordati: messa a fuoco, tempo e diaframma. - Sono uscito dall'agenzia, ho percorso la distanza con l'evento (gli omicidi non sono mai in posti comodi ed allora si faceva tutto chiedendo informazioni sul posto alle persone per strada, niente GPS e niente "Map"), scattato le foto (con gli investigatori ai quali non dovevi fare capire che eri "U biondino" - il principiante- ma uno scafato cronista di "nera") e tornato in agenzia con in testa solo queste parole: messa a fuoco, tempo e diaframma. G. F. a "picciotto" affiliated with the losing clan is killed in the Bellomonte landfill in Palermo, Italy, 20 August 1985. Copyright 2012© Luciano del Castillo/Arc

IL POTERE DEL CALCIO (quello sociale, non quello delle multinazionali)

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Italian supporters  raise a billboard with the hero of the Italian national #soccer team, #PaoloRossi in #Palermo, Italy 21 July 1982. Copyright 2012© Luciano del Castillo/Archivio DEL CASTILLO Copyright. Tutti i diritti riservati. Questo materiale non può essere pubblicato, trasmesso, riscritto o ridistribuito. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistributed. Abbiamo cominciato a sentirci più “italiani” quando la nostra Nazionale in una partita legendaria giocata allo stremo batte la Germania in Mexico 70. Quella partita valse molto di più dei titoli mondiali conquistati successivamente. Quella partita sancì il tentativo di creare una Italia da nord a sud senza discriminazioni. Non erano ancora le strade e le piazze festose che avrebbero accompagnato i titoli mondiali delle nostre nazionali, ma seduti di fronte ad una tv bianco e nero con la scritta “vivo live” e non c’erano ne i traduttori simultanei, ne la conoscenza delle lingue per ca

PRERADOVICEVA

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Da bambino mia nonna mi raccontava qualcosa sulle foibe ma sia mio padre che mia madre la zittivano, le dicevano che bisognava guardare avanti. Probabilmente la parola d’ordine era minimizzare, non si cercava la pacificazione quanto il quieto vivere: si pensava che parlare di queste cose avrebbe solo aumentato l’odio tra le fazioni e probabilmente avevano ragione. In più il PCI ed i liberatori avevano paura che  raccontare la diaspora degli istriani avrebbe contribuito a mettere in cattiva luce l’esercito liberatore Yugoslavo, quanto la DC, chiesa e conservatori dall’altra parte chiudevano gli occhi sui massacri di civili causati dai bombardamenti alleati. E così per anni ho creduto che le foibe fossero delle fissazioni di mia nonna. Passarono tanti anni fino a quando per la prima volta ne sentii parlare ufficialmente. Per scoprire l’orrore della semplicità: massacro di civili, nascosta da motivi ideologici.  Agata con il cugino Lucio Quando la spiaggia di Vergarolla salto’ in aria, pe

NOTA AGLI UTENTI

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Cari amici miei, virtuali e non, in questi giorni di isolamento anche io sono rimasto chiuso con voi nelle nostre case. Ma ho continuato a lavorare raccontando con la mia macchina fotografica e la tastiera quello che succedeva, quello che si sentiva, quello che si “vedeva”. Il mio mondo, come il vostro, si è ridotto ad alcuni metri quadri. Come tutti mi sono “inventato” una vita nuova, con momenti belli, noiosi, molto web, molte fiction, ma anche amore, cibo, musica. Ho ripreso i miei vicini di casa correre sul terrazzo, prendere il sole sdraiati, parlare attraverso le sbarre, portare i figli a salutare a distanza di sicurezza i nonni. Ho raccontato i miei vicini, quindi voi, noi, tutti, il nostro spazio di vita. Ho fatto fotografie e pezzi che sono andate in giro per il mondo. C’era da fermarsi, ma si è detto: proseguiamo! Come? Adesso non importa come, andiamo avanti! E così ho continuato giorno dopo giorno a fornirvi notizie, a cercarne dove c’erano, a distanza, con il meglio della

I "giovani di oggi"

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La mia stanza nella casa dei genitori a Palermo, la mia macchina da scrivere Olivetti 82, il "caos calmo" (cit) della gioventù. Casualmente, in un vecchio baule, ho ritrovato quei dattiloscritti. Il mio fegato messo alla prova dal Cutty Sark e la birra in lattina i tempi del buon Ron cubano erano ancora lontani. Leggevo poeti latinoamericani e Charles Bukowski, ero così pieno di cattivi maestri che la mia biblioteca ufficiale era nascosta da pile di Tex Willer, Topolino (che ho sempre detestato a favore del più mite ed umano Paperino) e riviste come Metropoli, Linus e Il Male. Quanto è importante l'introspezione, guardare dentro, cercare , cercarsi, darsi delle spiegazioni, provare a capire il mondo, non capirlo e arrabbiarsi, disperarsi o gioire. Siamo gli stessi di coloro i quali queste cose le cercano su Google o chattando su Whatsapp: tante domande, poche risposte, essere giovani è un duro lavoro in qualsiasi epoca e mi dispiace trovare tra i miei coetanei, coloro c

Interview at the inauguration of the Alma Habanera exhibition at Palazzo...

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Alma Habanera - mostra fotografica per i 500 anni de L'Avana

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--> --> Mettere in piedi una mostra fotografica potrebbe sembrare una operazione facile: realizzi delle foto ne prendi qualcuna, le stampi e le esponi su un muro/pannello. In realtà dietro una mostra fotografica c’è un lavoro scrupoloso di più persone che partecipano alla “nascita” dell’evento. -        prima di tutto l’autore e il suo progetto, le giornate spese a fare riprese fotografiche, viaggi sul posto, contatti, fonti, idee e quant’altro;  -    di seguito il primo editing che, se il progetto viene approvato, passerà al vaglio del/dei curatori per una ulteriore scrematura dei quadri. -      la ricerca di patrocinio (in questo caso il Comune di Palermo, l’assessorato alle CulturE di Palermo e l’ambasciata di Cuba in Italia, Palazzo Ziino) e lo sponsor (Waymedia, Raset, Cappadonia) -        dopo la scelta delle immagini con i curatori si discute “il percorso” delle foto secondo le sale a disposizione e dal numero di foto che si possono es