domenica 29 aprile 2018

Warsaw exhibition

https://iicvarsavia.esteri.it/iic_varsavia/pl/gli_eventi/calendario/2018/05/microcosmos-mostra-fotografica.html


mercoledì 14 marzo 2018

giovedì 15 febbraio 2018

L’industria del dolore



Lo scandalo che coinvolge alcune note ONG che si occupano di aiutare le popolazioni colpite da  povertà, da disastri naturali, etc ha lasciato molti con l’amaro in bocca. Ma come, si chiede la opinione pubblica, versiamo denaro per aiutare i più deboli ed invece queste persone li sperperano per andare con le prostitute? Ma come è possibile che i volontari facciano queste cose?
Come in tutti i settori l’industria del dolore ha le sue pecore nere, i suoi punti deboli il primo dei quali risiede nella selezione del personale. Una qualsiasi grande organizzazione umanitaria, ha bisogno, oltre che dei volontari e delle persone di buona volontà, anche  di una enorme quantità di manodopera specializzata che serve ai per organizzare, costruire,  curare. Tradotto in termini pratici servono medici, infermieri, ingegneri, geometri, elettricisti, falegnami, contabili etc…
Per una parte di questo personale si tratta solo di lavoro. Lavoro all’estero, ben pagato, che non ha niente a che fare con la carità, con l’altruismo. Ma la gente pensa che per lavorare per  “Oxfam” “Save the Children”, per citarne due delle più famose, devi essere una persona incline alla beneficenza. Niente di più sbagliato. Sono solo persone che hanno trovato un lavoro e magari anche un buono stipendio. Per cui non stupitevi che anche tra le ONG ci siano mele marce. Il volontariato si fa quotidianamente rispettando le persone che ti circondano, aiutandole, curandole. Anche con i conti correnti, ma soprattutto ci deve essere un rapporto diretto tra le persone: un sorriso fa molto di più che elemosinare qualche soldo. Spendere una parte del proprio tempo per gli altri serve anche a chi il tempo lo regala.
Questo stupore nell’apprendere che anche le ONG fanno “le cose brutte” mi fa venire in mente un altro lavoro in cui spesso si crede che chi lo fa dev’essere attratto dal Sacro Fuoco della giustizia sociale e della lotta alle ingiustizie. E’ il giornalista e il fotografo. Una volta gli inviati veri (come Ryszard Kapuściński) andavano a proprie spese a raccontare per esempio, l’Africa. Poi c’erano gli inviati dei network occidentali che avevano più soldi che comunque si facevano mandare nei posti a seguito di storie che interessavano il mondo intero, ma anche in loro si trovava lo spirito umanitario, la voglia di raccontare i cambiamenti e le ingiustizie. E così “il circo mediatico” si incontrava nei posti più caldi del mondo per raccontare, far conoscere angoli del mondo, che nessuno magari conosceva, dove una guerra o una carestia, quelli che oggi chiamiamo disastri umanitari. C’erano i lettori che leggevano e guardavano le rozze, ma efficaci, immagini di quei disastri e il servizio di informazione arrivava attraverso i giornali, le televisioni, gli speciali su un argomento. Adesso l’industria del dolore ha bisogno di immagini forti e di premiare chi riesce a fare impietosire di più, ai colori del Caravaggio o alla Pietà del Michelangelo, ma del contenuto, non interessa più ne ai lettori ne’ tantomeno ai premiati fotografi e giornalisti. Oggi premi e mostre e festival non raccontano l’orrore e il dolore, ma premiano  ed espongono il più bell’orrore e dolore che siano stati ripresi nel corso di un anno da fotografi che non hanno più come riferimento i lettori, ma giurie di premi e direttori di festival.
E tutti insieme non pensiamo più ai morti e alle ingiustizie, ma come siamo stati bravi a raccontarle. I premi per i fotografi e per i giornalisti sono come le stelle Michelin per i cuochi. Tutto fumo e niente arrosto.

lunedì 11 dicembre 2017

Cari amici, ci siamo! Il mio nuovo libro fotografico “Alegria Y Revolucion” #Tempestaeditore https://tempestaeditore.it/ è pronto è sarà disponibile nei prossimi giorni. Per chi vuole fare un bel #regalo di #Natale la casa editrice lo offre, a chi lo prenota adesso, in pre vendita (consegna dopo il 16 dicembre) con uno sconto del 15% e spedizione a carico dell’editore. Conto in un vostro sostegno solidale 
La copertina del libro Alegria Y Revolucion                 

domenica 3 dicembre 2017

Più libri più liberi


Domenica, 10 dicembre, Tavola rotonda a partire dai libri
El presidente de la Paz Hugo Chavez di Marinella Correggia
Alegrìa Y Revolucion di Luciano del Castillo
Intervengono gli autori, Giulietto Chiesa e Alfredo Macchi 
A cura di Edizioni Sankara





mercoledì 18 ottobre 2017

Giornate nere per la Giustizia

Il cadavere di Santiago #Maldonado, il giovane artigiano sparito lo scorso 1° agosto, durante la repressione di una protesta indigena da parte della Gendarmeria, è stato ritrovato oggi dalla Prefettura Navale argentina nel fiume Chubut, all'interno del territorio degli indigeni Mapuche in Patagonia. Già dai primi momenti della scomparsa erano in pochi a credere che sarebbe stato ritrovato. Le modalità ed il motivo della scomparsa  ricordavano molto quelle del nostro connazionale Giulio #Regeni. Secondo alcuni testimoni, Maldonado sarebbe stato prelevato dai gendarmi durante i tafferugli e poi sparito nel nulla. Santiago Maldonado, ventottenne di Buenos Aires, si trovava lì a sostenere la lotta del popolo Mapuche. Alcuni testimoni raccontano di averlo visto per l’ultima volta nelle mani della Gendarmeria, ma la stessa arma e il governo smentiscono. Insieme al popolo #Mapuche e agli attivisti in difesa dei diritti degli indio, aveva intrapreso una protesta contro il gruppo Benetton, proprietario di  900mila ettari di terra. Ma quelle terre non appartenevano allo stato argentino e neanche alla Argentine Southern Land Company Limited, l’impresa inglese che ne deteneva la proprietà legale già dai primi del ‘900. Quelle terre appartengono al popolo Mapuche, gli indigeni araucani che vivono in Patagonia da tempi immemorabili, ben prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli. E, com’è noto, la terra è di chi l’abita. Nessuna legge potrà mai contraddire questo principio universale. In questa dura battaglia contro la proprietà non ci sono mai state chiare prese di posizione dell’Argentina di #Macrì e neanche da parte della #Benetton che si è ben guardata di rilasciare dichiarazioni. Forse Oliviero #Toscani che ha fatto della comunicazione aziendale una comunicazione sociale potrebbe forse preparare uno dei suoi spot a favore degli indigeni, e magari metterci la faccia di uno che non ci ha messo solo la faccia, ma anche la vita.


Santiago's body #Maldonado, the young artisan who disappeared last August 1, during the repression of an indigenous protest by the Gendarmerie, was found today by the Naval Prefecture of Argentina in the Chubut River, within Mapuche's indigenous territory Patagonia. Already from the very first moments of the disappearance, there were few to believe that it would be found again. The way and the reason for the disappearance reminded very much of our fellow countryman Giulio #Regeni. According to some witnesses, Maldonado would be taken from the gendarmes during the raids and then disappeared into nothingness. Santiago Maldonado, twenty-two in Buenos Aires, was there to support the Mapuche people's struggle. Some witnesses say they saw him last in the hands of the Gendarmerie, but the same weapon and the government deny it. Together with the #Mapuche people and the Indians rights activists, he began a protest against the Benetton group, owner of 900,000 hectares of land. But those lands did not belong to the Argentine state, nor to Argentine Southern Land Company Limited, the English company that owned it since the early 1900s. Those lands belong to the Mapuche people, the Patriarchs living in Patagonia from time immemorial, well before the arrival of Spanish colonizers.
And, as is well known, the earth is the one who lives there. No law can ever contradict this universal principle. In this tough battle against property, there has never been any clear Macro position in Argentina, nor even by #Benetton who has been well-pleaded to make statements. Perhaps Oliviero #Toscani who has done business communication with social communication could perhaps prepare one of his spots for the indigenous people, and perhaps make the face of one who has not only put his face on us, but also our lives.


Già l’altro ieri una
brutta notizia aveva funestato la giornata: la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, che aveva messo in imbarazzo il governo Muscat con scoop sui legami con il regime azero e accuse di corruzione,  pioniera del giornalismo investigativo, è stata uccisa da una bomba piazzata sulla sua auto. Brutto momento per coloro che combattono per i diritti civili e contro la corruzione. Si ritorna ad uccidere, come in Messico, per liberarsi sbrigativamente e definitivamente degli avversari. E queste notizie, nel fiume di inutili informazione fornita in finte testate web, vomitate dalla rete quotidianamente, passano quasi inosservate, a favore di quelle altre futili, finte, create su commissione per distrarre la nostra coscienza.
The day before yesterday, a bad news had come to an end: Maltese journalist Daphne Caruana Galicia, who had embarrassed the Muscat government with scoops on the Azerbaijani regime and allegations of corruption, pioneer of investigative journalism, was killed by a bomb placed on his car. Bad weather for those who fight for civil rights and against corruption. He returns to killing, as in Mexico, to get rid of his opponents sharply and definitively. And these news, in the river of unnecessary news provided in fake web pages, vomiting from the net every day, go almost unnoticed, in favor of those other futile, fake, commissioned to distract our conscience.
Luciano del Castillo