mercoledì 14 marzo 2018

OPERAZIONE CUBA: Poesia Escondida by Luciano del Castillo

OPERAZIONE CUBA: Poesia Escondida by Luciano del Castillo: "Una notte, durante il mio primo viaggio a L’Avana, mi siedo sulla scalinata del Capitolio e osservo, finalmente rilassato, la vita ...

giovedì 15 febbraio 2018

L’industria del dolore



Lo scandalo che coinvolge alcune note ONG che si occupano di aiutare le popolazioni colpite da  povertà, da disastri naturali, etc ha lasciato molti con l’amaro in bocca. Ma come, si chiede la opinione pubblica, versiamo denaro per aiutare i più deboli ed invece queste persone li sperperano per andare con le prostitute? Ma come è possibile che i volontari facciano queste cose?
Come in tutti i settori l’industria del dolore ha le sue pecore nere, i suoi punti deboli il primo dei quali risiede nella selezione del personale. Una qualsiasi grande organizzazione umanitaria, ha bisogno, oltre che dei volontari e delle persone di buona volontà, anche  di una enorme quantità di manodopera specializzata che serve ai per organizzare, costruire,  curare. Tradotto in termini pratici servono medici, infermieri, ingegneri, geometri, elettricisti, falegnami, contabili etc…
Per una parte di questo personale si tratta solo di lavoro. Lavoro all’estero, ben pagato, che non ha niente a che fare con la carità, con l’altruismo. Ma la gente pensa che per lavorare per  “Oxfam” “Save the Children”, per citarne due delle più famose, devi essere una persona incline alla beneficenza. Niente di più sbagliato. Sono solo persone che hanno trovato un lavoro e magari anche un buono stipendio. Per cui non stupitevi che anche tra le ONG ci siano mele marce. Il volontariato si fa quotidianamente rispettando le persone che ti circondano, aiutandole, curandole. Anche con i conti correnti, ma soprattutto ci deve essere un rapporto diretto tra le persone: un sorriso fa molto di più che elemosinare qualche soldo. Spendere una parte del proprio tempo per gli altri serve anche a chi il tempo lo regala.
Questo stupore nell’apprendere che anche le ONG fanno “le cose brutte” mi fa venire in mente un altro lavoro in cui spesso si crede che chi lo fa dev’essere attratto dal Sacro Fuoco della giustizia sociale e della lotta alle ingiustizie. E’ il giornalista e il fotografo. Una volta gli inviati veri (come Ryszard Kapuściński) andavano a proprie spese a raccontare per esempio, l’Africa. Poi c’erano gli inviati dei network occidentali che avevano più soldi che comunque si facevano mandare nei posti a seguito di storie che interessavano il mondo intero, ma anche in loro si trovava lo spirito umanitario, la voglia di raccontare i cambiamenti e le ingiustizie. E così “il circo mediatico” si incontrava nei posti più caldi del mondo per raccontare, far conoscere angoli del mondo, che nessuno magari conosceva, dove una guerra o una carestia, quelli che oggi chiamiamo disastri umanitari. C’erano i lettori che leggevano e guardavano le rozze, ma efficaci, immagini di quei disastri e il servizio di informazione arrivava attraverso i giornali, le televisioni, gli speciali su un argomento. Adesso l’industria del dolore ha bisogno di immagini forti e di premiare chi riesce a fare impietosire di più, ai colori del Caravaggio o alla Pietà del Michelangelo, ma del contenuto, non interessa più ne ai lettori ne’ tantomeno ai premiati fotografi e giornalisti. Oggi premi e mostre e festival non raccontano l’orrore e il dolore, ma premiano  ed espongono il più bell’orrore e dolore che siano stati ripresi nel corso di un anno da fotografi che non hanno più come riferimento i lettori, ma giurie di premi e direttori di festival.
E tutti insieme non pensiamo più ai morti e alle ingiustizie, ma come siamo stati bravi a raccontarle. I premi per i fotografi e per i giornalisti sono come le stelle Michelin per i cuochi. Tutto fumo e niente arrosto.

lunedì 11 dicembre 2017

Cari amici, ci siamo! Il mio nuovo libro fotografico “Alegria Y Revolucion” #Tempestaeditore https://tempestaeditore.it/ è pronto è sarà disponibile nei prossimi giorni. Per chi vuole fare un bel #regalo di #Natale la casa editrice lo offre, a chi lo prenota adesso, in pre vendita (consegna dopo il 16 dicembre) con uno sconto del 15% e spedizione a carico dell’editore. Conto in un vostro sostegno solidale 
La copertina del libro Alegria Y Revolucion                 

domenica 3 dicembre 2017

Più libri più liberi


Domenica, 10 dicembre, Tavola rotonda a partire dai libri
El presidente de la Paz Hugo Chavez di Marinella Correggia
Alegrìa Y Revolucion di Luciano del Castillo
Intervengono gli autori, Giulietto Chiesa e Alfredo Macchi 
A cura di Edizioni Sankara





mercoledì 18 ottobre 2017

Giornate nere per la Giustizia

Il cadavere di Santiago #Maldonado, il giovane artigiano sparito lo scorso 1° agosto, durante la repressione di una protesta indigena da parte della Gendarmeria, è stato ritrovato oggi dalla Prefettura Navale argentina nel fiume Chubut, all'interno del territorio degli indigeni Mapuche in Patagonia. Già dai primi momenti della scomparsa erano in pochi a credere che sarebbe stato ritrovato. Le modalità ed il motivo della scomparsa  ricordavano molto quelle del nostro connazionale Giulio #Regeni. Secondo alcuni testimoni, Maldonado sarebbe stato prelevato dai gendarmi durante i tafferugli e poi sparito nel nulla. Santiago Maldonado, ventottenne di Buenos Aires, si trovava lì a sostenere la lotta del popolo Mapuche. Alcuni testimoni raccontano di averlo visto per l’ultima volta nelle mani della Gendarmeria, ma la stessa arma e il governo smentiscono. Insieme al popolo #Mapuche e agli attivisti in difesa dei diritti degli indio, aveva intrapreso una protesta contro il gruppo Benetton, proprietario di  900mila ettari di terra. Ma quelle terre non appartenevano allo stato argentino e neanche alla Argentine Southern Land Company Limited, l’impresa inglese che ne deteneva la proprietà legale già dai primi del ‘900. Quelle terre appartengono al popolo Mapuche, gli indigeni araucani che vivono in Patagonia da tempi immemorabili, ben prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli. E, com’è noto, la terra è di chi l’abita. Nessuna legge potrà mai contraddire questo principio universale. In questa dura battaglia contro la proprietà non ci sono mai state chiare prese di posizione dell’Argentina di #Macrì e neanche da parte della #Benetton che si è ben guardata di rilasciare dichiarazioni. Forse Oliviero #Toscani che ha fatto della comunicazione aziendale una comunicazione sociale potrebbe forse preparare uno dei suoi spot a favore degli indigeni, e magari metterci la faccia di uno che non ci ha messo solo la faccia, ma anche la vita.


Santiago's body #Maldonado, the young artisan who disappeared last August 1, during the repression of an indigenous protest by the Gendarmerie, was found today by the Naval Prefecture of Argentina in the Chubut River, within Mapuche's indigenous territory Patagonia. Already from the very first moments of the disappearance, there were few to believe that it would be found again. The way and the reason for the disappearance reminded very much of our fellow countryman Giulio #Regeni. According to some witnesses, Maldonado would be taken from the gendarmes during the raids and then disappeared into nothingness. Santiago Maldonado, twenty-two in Buenos Aires, was there to support the Mapuche people's struggle. Some witnesses say they saw him last in the hands of the Gendarmerie, but the same weapon and the government deny it. Together with the #Mapuche people and the Indians rights activists, he began a protest against the Benetton group, owner of 900,000 hectares of land. But those lands did not belong to the Argentine state, nor to Argentine Southern Land Company Limited, the English company that owned it since the early 1900s. Those lands belong to the Mapuche people, the Patriarchs living in Patagonia from time immemorial, well before the arrival of Spanish colonizers.
And, as is well known, the earth is the one who lives there. No law can ever contradict this universal principle. In this tough battle against property, there has never been any clear Macro position in Argentina, nor even by #Benetton who has been well-pleaded to make statements. Perhaps Oliviero #Toscani who has done business communication with social communication could perhaps prepare one of his spots for the indigenous people, and perhaps make the face of one who has not only put his face on us, but also our lives.


Già l’altro ieri una
brutta notizia aveva funestato la giornata: la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, che aveva messo in imbarazzo il governo Muscat con scoop sui legami con il regime azero e accuse di corruzione,  pioniera del giornalismo investigativo, è stata uccisa da una bomba piazzata sulla sua auto. Brutto momento per coloro che combattono per i diritti civili e contro la corruzione. Si ritorna ad uccidere, come in Messico, per liberarsi sbrigativamente e definitivamente degli avversari. E queste notizie, nel fiume di inutili informazione fornita in finte testate web, vomitate dalla rete quotidianamente, passano quasi inosservate, a favore di quelle altre futili, finte, create su commissione per distrarre la nostra coscienza.
The day before yesterday, a bad news had come to an end: Maltese journalist Daphne Caruana Galicia, who had embarrassed the Muscat government with scoops on the Azerbaijani regime and allegations of corruption, pioneer of investigative journalism, was killed by a bomb placed on his car. Bad weather for those who fight for civil rights and against corruption. He returns to killing, as in Mexico, to get rid of his opponents sharply and definitively. And these news, in the river of unnecessary news provided in fake web pages, vomiting from the net every day, go almost unnoticed, in favor of those other futile, fake, commissioned to distract our conscience.
Luciano del Castillo

giovedì 5 ottobre 2017

Foto false, è informazione?



Ci sono tanti motivi che spingono le persone a mentire o a creare la menzogna: in maggioranza per interesse di parte, alcuni per protagonismo, altri solo per potersi vantare.
Il caso della foto falsa di Barcellona del gruppo di manifestanti che si scontra con le forze dell'ordine dal cui centro svetta la bandiera catalana, è solo l'ultimo esempio. Palese plagio della molto più famosa, e vera, foto di Iwo Jima, voleva dare forza ad una foto banale.
Anche ai tempi delle pellicole succedeva, era molto più raro a causa della laboriosità, ma succedeva ed era appannaggio dei professionisti. Ricordo tra tutte le foto false che rimbalzavano in latino america ai tempi dei colonnelli, dei capi guerriglieri morti, pubblicate come vivi.
Oggi invece il trucco è appannaggio di tutti. E' recente la storia di Eduardo Martins fotografo brasiliano che diceva di essere accreditato presso l’ONU e pubblicava i suoi lavori per importanti giornali, sbugiardato dalla BBC. Nel suo profilo Instagram, seguito dal oltre 127 mila persone, era costantemente aggiornato con le foto delle sue gesta, nella descrizione si presentava come fotografo dell’Onu nei campi profughi. La storia è durata più di un anno e mezzo, ha fatto scendere lacrime ai tanti suoi follower su come e perché aveva deciso di fare il reporter di guerra. Non una foto, ma tutta la sua produzione era falsa e, probabilmente, anche le sue generalità.
Giornalisti e fotografi sono sempre stati accusati di "creare" la realtà per poi venderla e spacciarla come vera. Chiariamoci, la menzogna non appartiene ai fotografi od ai giornalisti come categoria, ma alle persone. E lo dimostra il fatto che con l'avvento del digitale tutti hanno accesso alla "informazione visiva". E ne vediamo delle belle! Tante sono le foto e le notizie false che ogni giorno si riversano sui nostri monitor che passano i controlli. A parte gli addetti ai lavori che riescono a riconoscerle (io faccio dei corsi per insegnare ai lettori a riconoscere le notizie/foto false), la maggior parte degli utenti (si chiamano così, non più lettori), si riconosce in una o un'altra informazione falsa dipendentemente dalla appartenenza.
Ma cosa spinge una persona a inventare, costruire, truccare una storia, una foto, delle immagini.
Fondamentalmente lo si fa per amore di parte. Si imbroglia per indurre le persone ad accettare, con testimonianze (costruite) ritenute vere, a credere ad una tesi piuttosto che un'altra.

Cominciamo ad analizzare le foto fake costruite nel modo più sofisticato: sono le foto vere, il cui contenuto viene "indirizzato" ad una interpretazione. Faccio un esempio le, ormai, tante foto sul degrado postate qua e la da utenti che mostrano uomini e donne nudi per la strada, che consumano atti sessuali o fanno i propri bisogni. Le foto sono vere, ma vengono contestualizzate in una maniera che si crei danno a qualcosa o a qualcuno (amministrazioni, partiti, o categorie invise) ed a invocare l'intervento delle Istituzioni. Foto postate ad arte per offendere, prove alla mano, il sindaco della città, le forze dell'ordine, il vicino di casa. Di questo gruppo fanno anche parte le foto, sempre per riferirmi alle recenti manifestazioni di Barcellona, di foto vere che però erano di archivio scattate in altre occasioni (il poliziotto che picchia un uomo in sedia a rotelle, etc) per creare indignazione. Le foto sono VERE, ma il contenuto in un contesto diverso è palesemente FALSO.
Ma andiamo adesso a quelle che io definisco le foto dei "creativi". Guardano in TV o sui giornali degli avvenimenti, si sentono coinvolti e come dei creativi di una agenzia pubblicitaria, immaginano come "avrebbe potuto essere". Così scaricano le foto dal web e, grazie al programma di modifica, ne costruiscono una nuova che segue la loro creatività. Come quella, sempre recente a Barcellona, che richiama Iwo Jima, ma anche quelle di bambini estratti dalle macerie giorni dopo etc.
Poi c'è la categoria dei fotografi immaginari, coloro che girano il mondo rimanendo seduti comodamente al loro desk.
E poi..... possiamo continuare con tante altri esempi.
D'altronde l'informazione, scritta, visiva, in movimento, è un mestiere. E' prima lo facevano persone che studiavano e seguivano un percorso come tutti i mestieri del mondo. E come in tutti i mestieri c'erano quelli bravi e quelli meno bravi, i ciarlatani e i romantici, gli appassionati e quelli pagati da qualcuno. Ma nell'insieme persone che sapevano di avere in mano un'arma eccezionale ed al tempo stesso pericolosa. Adesso c'è questa attitudine della opinione pubblica di invocare la, sacrosanta, "libertà di stampa", in cui l'informazione deve essere libera e la possono fare tutti. E questo è il risultato. Per apparire si inventa la qualsiasi e, a volte la fanno franca.
In una redazione preparata ci sono dei redattori che analizzano le fonti e verificano la notizia prima di metterla in rete. Per qualcuno questa è CENSURA. E con lo spettro della censura si aprono le staccionate e si lasciano gli animali liberi.

Sancire la regola che tutti possano fare Informazione equivale a pretendere che l'ordine pubblico non deve essere appannaggio solo delle forze dell’ordine, ma che tutti possano esercitare l'ordine pubblico, arrestare, interdire, perché tutti devono avere il diritto di farsi giustizia. Da se. Che di questi tempi.......Lo credete possibile?
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