venerdì 30 gennaio 2009

Più di 70 giornalisti assassinati nell’ex Unione Sovietica dal 1992

La testimonianza di una giovane giornalista bielorussa sugli omicidi, sempre più frequenti, di colleghi uccisi a causa delle loro inchieste
di Iryna V. - Minsk
30.01.09 - «Più di una settantina di giornalisti sono stati assassinati nell'ex Unione Sovietica dal 1992, quarantanove nella sola Russia. I numeri risultano ancora più elevati se si considera anche il martirio dei democratici. La mia nazione, la Bielorussia, non è riuscita ad evitare di pagare il tragico prezzo del cambiamento democratico. Ma dal momento che si tratta di un Paese piccolo e isolato – "un buco nero in Europa" – di casi del genere raramente si parla nei media internazionali. Nessuno ormai ricorda Anatol Maisenya, giornalista e uno dei primi oppositori del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, "l'ultimo dittatore europeo". È morto in circostanze sospette in un incidente stradale nel 1996. Stesso destino per Dzmitry Zavadzki, l'ex cameraman personale di Lukashenko, messo in prigione a causa delle sue rivelazioni. Nel 2000 è scomparso e, né il suo corpo, né i suoi rapitori sono stati mai trovati. Un'altra giornalista conosciuta per le sue posizioni critiche nei confronti del presidente, Veranika Charkasava, e che lavorava come reporter investigativo per il quotidiano indipendente 'Salidarnasc', nel 2004 è stata pugnalata a morte e i suoi assassini non sono mai stati identificati. E ancora: Vasily Grodnikov scriveva per uno dei maggiori quotidiani dell'opposizione, 'Narodnaya Volia'. È deceduto nel 2005 in seguito alle percosse ricevute dai suoi aggressori che anche in questo caso non sono stati trovati. Sì, ci sono delle somiglianze tra i casi accaduti in Russia e in Bielorussia. Per esempio, entrambi i loro presidenti non hanno mai rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale riguardo agli episodi, né offerto le condoglianze per le vittime. Come in Russia, anche le autorità bielorusse non sembrano in grado né di fermare né di risolvere i crimini commessi ai danni degli attivisti democratici assicurando i colpevoli alla giustizia. In entrambi i Paesi si ha l'impressione che questa indifferenza da parte degli organi ufficiali sia quasi un segno dell'approvazione dell'assassinio come strumento adatto per mettere a tacere tutti quelli che cercano di difendere i diritti umani e la libertà di stampa. Gli eventi accaduti ultimamente a Mosca erano, inoltre, in parte connessi alla Bielorussia. Stanislav Markelov, 35 anni, era sposato con una donna bielorussa, aveva difeso dei cittadini bielorussi arrestati per aver protestato di fronte all'ambasciata della Bielorussia a Mosca e aveva preso parte a un seminario sui diritti umani a Minsk. Ma essendo una giovane giornalista che collabora con i "nuovi media", sono rimasta particolarmente colpita dal coraggio della venticinquenne Anastasia Baburova. L'omicidio della giovane giornalista e studentessa all'università statale di Mosca è stato messo in ombra da quello del più noto Markelov. Ma la sua tragica morte è altresì fonte di speranza ed ispirazione. A dispetto del pericolo che correva, era decisa a continuare a studiare e praticare il giornalismo investigativo. Aveva aderito a un partito politico dell'opposizione e lavorava per un quotidiano indipendente, che nel 2000 aveva visto altri suoi tre reporter uccisi. Aveva scelto di scrivere articoli e blog contro i misfatti perpetuati in uno Stato autoritario. È morta affrontando l'assassino del suo collega, diventando un'ispirazione per tutti noi. Non possiamo restare in silenzio. Dobbiamo alzare la nostra voce a difesa della democrazia e della libertà d'espressione. Non esiste arma in grado di impedire alle persone di cercare la verità e lottare per la libertà. Nonostante la lunga lista di persone uccise, imprigionate, picchiate e oppresse, in Bielorussia e Russia giovani giornalisti continuano ad unirsi ai mezzi di comunicazione indipendenti. Noi tutti dobbiamo impegnarci per realizzare quei cambiamenti che garantiranno che nessun altro essere umano in questa parte del mondo debba morire per aver tentato di cercare la verità».

fonte: Information Safety and Freedom

martedì 27 gennaio 2009

VOGLIA DI LINCIAGGIO

Le ultime vicende di cronaca ci hanno riportato ad una situazione da Medioevo. La civiltà giuridica del nostro paese ha dimostrato di essere astratta, si è sgretolata sotto i colpi dell'irragionevolezza. Si parla di Giustizia, di crimine, come il lunedì successivo alle partite di calcio. Tutti dicono tutto, qualsiasi cosa pur di non stare zitti davanti alle telecamere. Finisce che, finalmente, possiamo assistere ad un tentativo di linciaggio davanti alla caserma di Guidonia, mentre il grande capo dell'opposizione s'infuria perché su "Facebook" inneggiano allo stupro di gruppo!!! Come hanno osato infiltrarsi tra le maglie della democrazia virtuale questi maledetti?? E' il paese da stadio che ha finalmente la sua rappresentazione e, come ogni lunedì post partita, i suoi allenatori, giocatori, arbitri e tifosi, si scontrano nei bar, negli luoghi di lavoro, per stabilire quale degli arbitri è il più cornuto, quale era il rigore giusto e quale la punizione sbagliata. Poco hanno importanza le regole del calcio, l'importante è fare punti. Peccato che al posto di giocatori ci sono persone che sbagliano, che vivono male, che procurano lutti e commettono nefandezze alle quali noi dovremmo insegnare qualche cosa di più giusto, qualcosa di migliore, in segno di una civiltà, ma la voglia di sbranarsi ha il sopravvento e massacrare il primo malcapitato ci fa sfogare da subito. Teheran con le sue impiccagioni pubbliche non è poi così lontana......

© Luciano del Castillo

martedì 20 gennaio 2009

BIMBI & BOMBE

GAZA: 2 BAMBINI PALESTINESI UCCISI DA ESPLOSIONE ACCIDENTALE

(ANSA) - GAZA, 20 GEN - Due bambini palestinesi sono rimasti uccisi oggi a Gaza dalla esplosione accidentale di materiale abbandonato sul terreno dalle forze israeliane.Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Maan, secondo cui l'incidente e' avvenuto nella zona di a-Shaf, a est di Gaza City. (ANSA).
COR-XBU/

UNDERBOMBING 3


Tutto diventava più pesante. Non c'era acqua, non potevamo muoverci senza blindata, e i feriti arrivavano a decine, i bambini avevano smesso di giocare e non capivamo quanto tempo saremmo rimasti li. Fino a che abbiamo deciso di prendere un mezzo qualsiasi e provare a girare. Così con un autista improvvisato zigzagando tra barricate e posti di blocco abbiamo provato ancora una volta a raccontare un paese sotto assedio.
© Luciano del Castillo 3 (continua)

lunedì 19 gennaio 2009

UNDERBOMBING 2



PPC ed io ci dirigiamo con cautela nella zona dei combattimenti.
Il bambino muore tra le mani dei medici.
I feriti arrivavano con ogni mezzo al pronto soccorso.

Finalmente la nostra aria da duri è riuscita a mandare via i discoli. Così ci siamo inoltrati nel centro della città con entrambe le mani in alto. mentre eravamo nelle vicinanze di un tank israeliano sono ricominciati, duri, i combattimenti. Ci siamo appiattiti vicino ad un muro proteggendoci la testa da tutto ciò che ci arrivava addosso. di tirare fuori le fotocamere neanche a parlarne. Si sentivano i cingoli e gli spari, le raffiche e le schegge che ci sfioravano. Il tutto è durato una vita che in tempi orari sono circa cinquanta, interminabili minuti. Dopo aver aspettato che il silenzio non fosse momentaneo, ma stabile, ci siamo rialzati cercando di proseguire nelle direzione giusta. Abbiamo capito che a Tulkarem la battaglia non era terminata, ma anzi sarebbe proseguita più duramente. Così la prima cosa da fare in questi casi è cercare una postazione ONU o della Croce Rossa Internazionale o di una qualsiasi ONG che fosse protetta. Camminando vicino ai muri, lentamente, tra uomini e donne che portavano in braccio feriti verso un ospedale e sporadiche raffiche di mitra, sparati dai cecchini nelle case o dagli elicotteri di copertura, siamo riusciti a trovare l'ospedale.
Ci siamo fermati li per capire cosa stava succedendo e l'intensità di ciò che stava succedendo. Non era più un'operazione di polizia da parte degli israeliani, ma una vera e propria manovra militare. Cominciavano ad arrivare macchine con feriti e, di seguit, i meno fortunati che li portavano con barelle di fortuna, a piedi o ancora peggio in braccio. Una autoambulanza colpita da un elicottero del cui equipaggio solo un infermiere si era salvato. E mentre raccontavamo quesllo che stava succedendo con le nostre macchine fotografiche ecco che un padre arriva con un bambino in braccio con dietro la madre i fratelli le sorelle in lacrime disperate urlavano. Il padre stremato con l'ultima energia rimastagli riesce a posare il bambno sula lettiga. i portantini corrono verso il pronto soccorso i medici capiscono la gravità, lasciano tutto ciò che stavano facendo e subito si occupano del bambino. Gli tagliano i vestiti , trovano la ferita, la tamponano. Provano a rianimarlo. Provano ancora. Il bambino non da segni di vita. Lo guardo bene. Alzo gli occhi verso Pierpaolo che mi guarda con gli occhi rossi. Anche lui ha riconosciuto in quel corpo, orami senza vita, uno dei discoli che era venuto a giocare con noi, ad urlarci frasi "uoz iour neim au re iu vere cam from......."

© Luciano del Castillo 2 (continua)

mercoledì 7 gennaio 2009

UNDERBOMBING



Tulkarem West Bank Middle East - Gli elicotteri di copertura israeliani. © Luciano del Castillo
Tulkarem West Bank Middle East - PPC, l'auto abbandonata e la colonna israeliana. © Luciano del Castillo

Pierpaolo ed io siamo riusciti ad entrare a Tulkarem, assediata da 10 giorni e isolata del resto del mondo, con uno dei mile trucchi che noi giornalisti sperimentiamo nel corso della nostra vita professionale. Avanzavamo lentamente con una macchina non blindata sulle strade scassate che portavano al centro della città. Tutto attorno silenzio che veniva interrotto da lunghe raffiche di Kalashnikov alle quali rispondevano dei canoneggiamenti degli occupanti. Io avevo perso una delle due piastre di acciaio e ceramica di rinforzo al giubbotto antiproiettile, non ero sicuro di volermi infilare dentro a quell'inferno, ma dall'altra parte la consapevolezza che eravamo gli unici giornalisti stranieri mi spingeva a rimanere. Pierpaolo mi chiedeva di scegliere liberamente cosa fare, così ho preso una moneta e a testa e croce ho scelto se posizionare la unica piastra che avevo sul dorso o sulla schiena. Alla fine ho pensato che sulla schiena mi faceva sentire più protetto. Eravamo ancora in macchina e proseguivamo a 10 all'ora con le braccia bene in vista fuori dal finestrino. Era una strada maledettamente pericolosa, perché isolata, piena di buche ed i palazzi ai lati davano una buona copertura ai cecchini. Sudando come il 15 agosto nel solleone lentamente avanzavamo senza sapere dove andare. Ne io ne lui eravamo mai stati in quella città. ad un certo punto, con la coda dell'occhio, ho visto una colonna di blindati israeliana alle nostre spalle che correva veloce contro di noi e, più indietro i tank che li seguivano. Grido a PPC che ci stanno venendo addosso e lui immediatamente sterza il volante buttandosi su un lato della strada e velocemente abbandoniamo la il veicolo (Foto).

Il convoglio ci sorpassa tenendoci sotto tiro. decidiamo di continuare a piedi e ci buttiamo a ridosso dei palazzi per cercare di essere più protetti. Il silenzio intorno a noi viene interrotto dalle urla di gioia di una decina di ragazzini che, vedendoci, ci corrono incontro per dare un senso alla loro noiosa giornata che senza di noi sarebbe stata stata come le precedenti giornate di assedio. Capiamo immediatamente il rischio che corrono esponendosi senza difese, per strada urlando, al fuoco degli elicotteri (foto) che sorvolavano senza sosta il cielo della città di supporto alle truppe di terra. Cercavamo di mandarli via, ma provate a cacciare una banda di ragazzini compressa da un assedio di 10 giorni nelle proprie case. Eravamo qualcosa con cui distrarsi, il diversivo con cui dimenticare il proprio dramma. Nonostante provassimo a cacciarli sciamavano attorno a noi come delle api impazzite, con i loro sorrisi di bambini, insolenti, incuranti di tutto. (continua)

ATTACCO AEREO AEREAL BOMBING


Attacco aereo bombing West Bank Palestine ©Luciano del Castillo

COSA E' UN ATTACCO


Casa per casa West Bank Palestina soldati israeliani http://www.delcastillo.it/shield/index.html
© Luciano del Castillo

KIDS


Pianto - Balata refugee camp West Bank Palestine © Luciano del Castillo

Luglio, agosto, settembre (nero)

Giocare col mondo facendolo a pezzi
bambini che il sole ha ridotto già vecchi

Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all'omertà.
Forse così sapremo quello che vuol dire
affogare nel sangue tutta l'umanità.

Gente scolorata quasi tutta eguale
la mia rabbia legge sopra i quotidiani.
Leggi nella storia tutto il mio dolore
vedi la mia gente che non vuol morire.

Quando guardi il mondo senza aver problemi
cerca nelle cose l'essenzialità
Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare GUERRA ALL'UMANITA'

AREA

ATTACCO DI TERRA GROUND ATTACK



Tank West Bank Palestine - ©Luciano del Castillo

Aspettando l´attacco
di Erri De Luca


Svuotano le cantine per fare
posto ai letti,
comprano farina e candele,
sotterrano biciclette,
rinforzano il recinto delle greggi,
dopo la cantilena del muezzin
aspettano l´attacco aereo
dall´altro capo del mondo.
Mai é stato cosí corto il cielo,
cosí povero il bersaglio.
Da noi l´esperto dice pregustando:
- Non sará un petardo!! -
e il capo si rivolge alla nazione:
tutti pronti
ai vostri posti di telecomando
per lo spettacolo della vendetta.

lunedì 5 gennaio 2009

INTIFADA



Palestina. Bambini & Sassi http://www.delcastillo.it/shield/index.html
© Luciano del Castillo

COPERTONI & PALLOTTOLE


Palestina. Un giorno qualunque http://www.delcastillo.it/shield/index.html
© Luciano del Castillo

SE QUESTO E' UN UOMO PRIMO LEVI




Per commentare queste foto, foto che fanno male, fanno orrore, ma che per una sorta di autocensura preferiamo non vedere e non diffondere, userò le parole di un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio. Voi mi direte che è un'operazione semplice, anzi banale, accostare le due cose per provocare indignazione. Mischiare due tragedie così diverse di due popoli che hanno sofferto e che soffrono. Ma Primo Levi non parlava di bandiere, di territori e di luoghi, parlava di uomini. UOMINI! SE QUESTO E' UN UOMO. Quest'uomo di 65 anni, Nassr, vagava tra le macerie di Nablus con un sacchetto in mano, che conteneva tutto ciò che era riuscito a salvare di tutta la sua vita passata. La sua famiglia era stata distrutta nelle varie offensive e, alla recente morte della ultima figlia, aveva lasciato ciò che rimaneva della casa vicino a Ramallah per andare a cercare i familiari rimasti nella nativa Nablus. Al suo arrivo ha trovato solo i carri armati israeliani che accerchiavano la città. Non so se quest'uomo, che piangeva come un bambino, abbia mai trovato la sua famiglia. Ho pensato a mio padre, a tutto ciò che ha fatto per assicurarci un futuro e al suo orgoglio nell'avercelo dato, come padre e come membro di una comunità. Davanti a me vedevo quest'uomo piangere. La sua disperazione di non essere riuscito a dare un futuro neanche a se stesso. (530 fino ad ora i palestinesi uccisi di cui 80 bambini. Si parla di palestinesi: civili? Insorgenti? Resistenti? Guerriglieri? Combattenti? Terroristi? Militari? A me piacerebbe sapere CHI sono questi uomini/donne uccisi. Questa è INFORMAZIONE. Non i dati snocciolati a caso come nei reparti vendita dove si fa la conta del materiale invenduto. Le guerre sono guerre e portano morti e distruzione. Io non sono un pacifista, ma credo che gli eserciti debbano confrontarsi con pari opportunità, per usare un termine da TG. Voglio sapere cosa hanno fatto questi 530 morti: erano armati? stavano attaccando o si stavano difendendo? Perchè è stata necessaria una potenza di fuoco così drammaticamente enorme? Io ho sempre difeso gli ebrei e continuo a difenderli anche adesso dagli attacchi scellerati di giovani impotenti. Ma chi difende oggi i palestinesi??
©Luciano del Castillo

SE QUESTO E' UN UOMO - Primo Levi

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi

venerdì 2 gennaio 2009

WINTERMORGEN MATTINO D'INVERNO


Mattino d'inverno, gennaio 2009 © Luciano del Castillo
Wintermorgen

Der Wasserfall ist eingefronren,
die Dohlen hocken hart am Teich.
Mein schones Lieb hat rote Ohren
und sinnt auf einen Schelmmenstreich.

Die Sonne kusst uns. Traumverloren
schwimmt im Geast ein Klang in Moll;
und wir gehn furder, alle Poren
vom Kraftarom des Morgens voll.
Rainer Maria Rilke

giovedì 1 gennaio 2009

2009 NEW YEAR NUOVO ANNO 2009



Roma, 01 gennaio 2009 h 00,01: io con i miei allegri fantasmi.

> ... Agli amici più cari...

... di che colore è oggi il vostro grido di gioia...
... a quale temperatura lo spettro del vostro nervo
ottico percepisce gli angeli...
...quale pressione deve avere la terra che state
calpestando per darvi emozione...
...sentirsi protetti nei sogni degli altri...
...ripetersi a memoria le intonazioni dialettali dei
nostri fratelli-amanti per sentirli più nostri...
... pregare, anche con le dita nel naso, o dopo aver
infilato le dita, di nascosto, nel barattolo di
nutella...
...di nascosto...
...che i nostri buchi segreti della serratura celino
sempre mo(re, nere o rosse ramate!)lteplici
combinazioni di scelta...
... bivi i torrenti di montagna ...
... o fogli di carta bianca da riempire...
... che le pozioni magiche siano destinate a chi ci
vuole bene...
...il metro di misura delle emozioni, i centimetri di
gioia...
... una lettera da Tangeri... Matisse, Klee,
Senatore...
...la speranza di una speranza...
lo studio per un nuovo lavoro insieme...
... em conjunto...
... tutto ha grande importanza ....
... non è forse il carapace di una tartaruga (su cui
cadde dal cielo la prima donna - secondo la cosmologia
irochese) l'arca rovesciata...
...gli anni passati insieme ...
... i patti dii sangue, di vino e d'incomprensione...
.. ah! le incompatibilità di carezze ...
... quando una carezza ti carezza ...
... e piangi, piangi, piangi ...
... le termiti del didgeridoo ...
... dove andare a finire ...
... l'epoca dei grandi cambiamenti ...
... la perdita del centro... o la molteplicità dei
centri...
...ci facciamo da soli le nostre gerarchie...
...quando invece un'unica legge ci protegge...
... fondamentalmente vivi ...
... e questo è tutto.

eternamentevostro (tutto attaccato)
Celorico, 4 novembre 1999
Marco Fioramanti