venerdì 1 aprile 2016

Chernobyl 30 anni dopo - mostra di Erik Messori

Trent’anni fa, il 26 aprile del 1986, accadde la catastrofe nucleare di Chernobyl dove, a causa di un esperimento avventato, esplose l’unità numero 4 della centrale. Da allora i rischi del nucleare diventano di colpo una minaccia concreta per centinaia di migliaia di persone in tutta Europa e ancora oggi Chernobyl è un capitolo tutt’altro che chiuso. A partire dai problemi di sicurezza come il sarcofago che copre il reattore 4, costruito per durare non più di 30 anni, per cui una soluzione a lungo termine non è ancora stata trovata.
Il manifesto della mostra 
Il suo stato attuale va peggiorando sempre di più; le misure di stabilizzazione sono andate a rilento e non tutte le parti della struttura attuale sono raggiungibili. Si è visto che il recupero delle masse contenenti il combustibile nucleare del reattore 4 è molto complicato e costoso e per questa ragione è stato eliminato.
Un eventuale collasso della struttura attuale avrebbe come conseguenza un rilascio di radioattività significativo fino a distanze di 50 chilometri e oltre, mentre le conseguenze potrebbero essere gravi in un raggio fino a 20 chilometri.
Le fotografie di Erik Messori, immagini crude e senza filtri, testimoniano gli effetti sulle persone e sulle cose, cancellando ogni speranza per le generazioni future. I suoi scatti saranno esposti, dal 2 aprile al 1° maggio 2016, alla galleria espositiva del Museo “Il Correggio” (Palazzo dei Principi, C.so Cavour, 7). La mostra ha per titolo “Chernobyl presente” e l’obiettivo è mostrare le conseguenze del più devastante incidente tecnologico della storia dell’umanità che ha provocato non solo inquinamento del territorio danneggiando gravemente l’agricoltura e l’allevamento ma anche gravi malattie.
A child is undergoing chemotherapy in the treatment of ‘hospital in Kiev © Erik Messori

Il fotografo Erik Messori, co-fondatore del collettivo Capta, con esperienze in diversi teatri di conflitti e disastri naturali, definisce Chernobyl il peggior posto dove ha lavorato, un luogo dove la percezione e la logica perdono il contatto con la realtà, dove gli effetti alteranti sono invasivi per gli uomini e per la natura.


Some objects on the floor of the nursery school of Pripyat © Erik Messori