venerdì 28 luglio 2017

In estinzione o programmati?

Su La Stampa di oggi due articoli  che parlano di un argomento simile, ma mentre in uno si afferma che siamo in grado di creare figli perfetti modificandoli 'su misura', il che fa presupporre ad una invasione di 'perfettini' ed ad una continuità della specie noiosissima:

http://www.lastampa.it/2017/07/28/esteri/modificati-gli-embrioni-umani-la-prima-volta-senza-errori-QwYeXaqJ3ydYc2XNIG8bLN/pagina.html

Sulla stessa pagina, in basso, l'allarme natività fa sperare che non ci riprodurremo più, in una democrazia che cancellerà belli e brutti,  saggi e dementi, alti e bassi.....Spazio alle altre specie! Forse meno intelligenti ma meno invasive:

http://www.lastampa.it/2017/07/27/societa/gli-anni-della-fertilit-perduta-la-specie-umana-ora-a-rischio-IMXzuA5dL7C6Y0PSk6hT5I/pagina.html

Quale sarà quindi il nostro futuro? Partire e godersi le vacanze tranquilli tanto ormai bisogna riempire dei rettangoli di carta con fiumi di parole, spesso inutili.

Luciano del Castillo

lunedì 24 luglio 2017

Copyright vIiolato

Una volta esisteva una legge che tutelava i fotografi e il loro lavoro. In realtà la legge esiste ancora ma è sempre più disattesa. E' una legge complessa che tutela negli anni il lavoro di ricerca, riproduzione, distribuzione ed archiviazione del proprio lavoro (rimando a chi è interessato a studiarla al manuale Arciero). Ma perché questa tutela oggi è venuta meno? Intanto per colpa degli stessi fotografi, professionisti e non, che quando riescono ad accertare una violazione non si affidano alle vie legali, si limitano a lamentarsi sui social network al solo scopo di far sapere al mondo: - quella foto è mia! Che vergogna, me l'hanno rubata!- Ma al momento di passare alle vie di fatto rinuncia al giusto compenso lasciando agli editori il suo contributo gratuito, grazie al quale la testata, cartacea o web, non importa, venderà e guadagnerà su quel prodotto. Un altro problema è l'ignoranza da parte degli operatori del settore sul diritto degli autori  ad avere un compenso. Nella maggior parte dei casi il pensiero è che se la foto è pubblicata su internet (social media, blog e altro) è gratis. Le foto, anche se per i non professionisti sono un diversivo, un hobby, tempo libero, se usate da aziende   (giornali, magazine, web) diventano automaticamente un prodotto e come tale devono essere pagate se sono inserite in un prodotto commerciale ed editoriale che verrà venduto al pubblico e dal quale si avrà un guadagno. Per questo esiste la regola del giusto compenso: non si possono chiedere 1000 euro  per una foto dozzinale (il portone di un edificio dove è stato commesso un delitto, la fontana pubblica etc) ma il suo è un prezzo base di 40 euro. Ma se si fotografa un evento straordinario, lo si posta sui social media e l'indomani (e nei giorni successivi) molte/tutte le testate lo riportano, allora si potrà chiedere una cifra di gran lunga superiore rispetto all'evento ed alla distribuzione http://www.ilpost.it/2013/11/25/foto-haiti-copyright-twitter/.
Quindi nel momento in cui una vostra immagine viene usata da una azienda potete chiederne il pagamento.
Un contenzioso  interessante  che vale la pena di leggere e studiare è la controversia tra il fotografo freelance Davis Slater che divenne famoso nel 2011 dopo che un macaco  gli rubò la fotocamera e si scattò il selfie più famoso della storia. Ebbene, dopo avere pubblicato quello scatto ed avere raccontato come si erano svolti i fatti, ovvero che il macaco gli aveva rubato la fotocamera e si era successivamente fotografato in un diluvi di scatti, alcuni dei quali poi ritenuti perfetti, wickipedia pubblicò l'immagine tra quelle fruibili gratuitamente "perché la foto NON era stata scattata dal fotografo, ma dall'animale".
Si, proprio così! E se la cosa vi sembra solo uno scherzo, non lo è purtroppo per il fotografo, ridotto in miseria per seguire il contenzioso legale che continua ancora adesso in sedi più disparate, ultima negli USA. L'ultima sentenza ha stabilito che il copyright non è ne del fotografo ne dell'animale (come sosteneva l'associazione animalista PETA che aveva chiesto le royalty per utilizzarle nella difesa dei macachi) http://www.corriere.it/animali/17_luglio_22/foto-macaco-racconto-fotografo-distrutto-carriera-f8baedec-6eba-11e7-9514-8d2d6097b361.shtml.
Ma in buona sostanza per avere riconosciuti i diritti dovete difenderli e non lamentarvi inutilmente.


mercoledì 19 luglio 2017

Eroi per farci dimenticare

La cosa che ancora mi fa venire i brividi oggi, venticinque anni dopo l'attacco al cuore dello stato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino ed alla sua scorta, è che tutti, ma dico tutti i palermitani e non, descrivono quell'attentato come aspettato, atteso. Nelle memorie che leggo sul web, dai blog ai post sui social network, tutti dicono la stessa cosa: - dopo Falcone aspettavamo anche la fine di Paolo Borsellino - .
Anche io ricordo subito dopo l'attentato di Capaci di avere detto, così, senza neanche pensarci alla mia compagna che conosceva la mia vita ed era al corrente delle "cose palermitane": - Il prossimo sarà Paolo Borsellino -
Se vi fermate un momento a ragionare, che menti semplici come la mia e quelle dei tanti che oggi postano i loro ricordi, io mi chiedo: ma lo Stato, dove si era cacciato in quei giorni? Dove si nascondeva mentre i suoi migliori uomini cadevano uno dopo l'altro, senza tregua? Questo ragionamento elementare lo aveva fatto? Le istituzioni che cosa hanno fatto realmente per proteggere questo morto che camminava, prima ancora che sulle strade di Palermo già nei nostri pensieri. Come mai l'unico superstite di quello che ormai rimaneva del pool non è stato sottoposto, con tutta la sua famiglia a un programma di protezione speciale? Perché non si è creato attorno ad un obiettivo così  a portata di mano, un muro di cinta una sorta di castello inattaccabile per riuscire a fargli terminare il lavoro che stava facendo sulla uccisione del collega ed amico Giovanni Falcone?
Si è  chiaro che lo hanno fatto uccidere, che qualcuno più di uno lo preferiva morto. Uomini indipendenti come loro ne nascono in pochi esemplari. Quello che mi da nausea è questo manierismo, questo feticismo nel  ricordo.
L'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino accompagnato dal figlio Massimo all'uscita del carcere  Cavallacci di Termini Imerese
E' come la seconda guerra mondiale: la abbiamo persa  ma a noi ci hanno fatto credere che l'avevamo vinta. L'abbiamo persa! eravamo dall'altra parte! Londra, Parigi, hanno vinto. Noi abbiamo perso!
E la stessa storia si ripete sulle spalle di questi due grandi uomini che hanno sfidato la mafia e l'hanno colpita così duramente, da pagare in prima persona. Nel frattempo chi era oggetto delle loro inchieste si è salvato si è ristabilito ed ogni anno dal suo nascosto (e neanche tanto) covo, inneggia al ricordo di così grandi persone, padri della Patria caduti per mano di figliastri della Patria. Sbava dietro la immagine simbolo dei due giudici che sorridono ed hanno cancellato le immagini dei medici e dei reparti speciali che raccoglievano i resti dilaniati, tanto a Capaci, quanto a via D'Amelio di corpi ridotti a brandelli. Loro non coi sono più. Le loro intelligenze non potranno contrastare più gli affari sporchi che ancora oggi fanno dell'Italia uno dei Paesi più corrotti del pianeta. Anche perché in questo Paese se stai con gli assassini e torturatori, fai carriera (vedi le forze dell'orsine che hanno lavorato al 'massacro messicano' della scuola Diaz a Genova.
Viva Palermo e Santa Rosalia!
Luciano del Castillo