mercoledì 19 luglio 2017

Eroi per farci dimenticare

La cosa che ancora mi fa venire i brividi oggi, venticinque anni dopo l'attacco al cuore dello stato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino ed alla sua scorta, è che tutti, ma dico tutti i palermitani e non, descrivono quell'attentato come aspettato, atteso. Nelle memorie che leggo sul web, dai blog ai post sui social network, tutti dicono la stessa cosa: - dopo Falcone aspettavamo anche la fine di Paolo Borsellino - .
Anche io ricordo subito dopo l'attentato di Capaci di avere detto, così, senza neanche pensarci alla mia compagna che conosceva la mia vita ed era al corrente delle "cose palermitane": - Il prossimo sarà Paolo Borsellino -
Se vi fermate un momento a ragionare, che menti semplici come la mia e quelle dei tanti che oggi postano i loro ricordi, io mi chiedo: ma lo Stato, dove si era cacciato in quei giorni? Dove si nascondeva mentre i suoi migliori uomini cadevano uno dopo l'altro, senza tregua? Questo ragionamento elementare lo aveva fatto? Le istituzioni che cosa hanno fatto realmente per proteggere questo morto che camminava, prima ancora che sulle strade di Palermo già nei nostri pensieri. Come mai l'unico superstite di quello che ormai rimaneva del pool non è stato sottoposto, con tutta la sua famiglia a un programma di protezione speciale? Perché non si è creato attorno ad un obiettivo così  a portata di mano, un muro di cinta una sorta di castello inattaccabile per riuscire a fargli terminare il lavoro che stava facendo sulla uccisione del collega ed amico Giovanni Falcone?
Si è  chiaro che lo hanno fatto uccidere, che qualcuno più di uno lo preferiva morto. Uomini indipendenti come loro ne nascono in pochi esemplari. Quello che mi da nausea è questo manierismo, questo feticismo nel  ricordo.
L'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino accompagnato dal figlio Massimo all'uscita del carcere  Cavallacci di Termini Imerese
E' come la seconda guerra mondiale: la abbiamo persa  ma a noi ci hanno fatto credere che l'avevamo vinta. L'abbiamo persa! eravamo dall'altra parte! Londra, Parigi, hanno vinto. Noi abbiamo perso!
E la stessa storia si ripete sulle spalle di questi due grandi uomini che hanno sfidato la mafia e l'hanno colpita così duramente, da pagare in prima persona. Nel frattempo chi era oggetto delle loro inchieste si è salvato si è ristabilito ed ogni anno dal suo nascosto (e neanche tanto) covo, inneggia al ricordo di così grandi persone, padri della Patria caduti per mano di figliastri della Patria. Sbava dietro la immagine simbolo dei due giudici che sorridono ed hanno cancellato le immagini dei medici e dei reparti speciali che raccoglievano i resti dilaniati, tanto a Capaci, quanto a via D'Amelio di corpi ridotti a brandelli. Loro non coi sono più. Le loro intelligenze non potranno contrastare più gli affari sporchi che ancora oggi fanno dell'Italia uno dei Paesi più corrotti del pianeta. Anche perché in questo Paese se stai con gli assassini e torturatori, fai carriera (vedi le forze dell'orsine che hanno lavorato al 'massacro messicano' della scuola Diaz a Genova.
Viva Palermo e Santa Rosalia!
Luciano del Castillo

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