sabato 25 giugno 2016

Morto Luca Spoletini, storico portavoce Protezione Civile

Morto Luca Spoletini, storico portavoce Protezione Civile

Dal terremoto di San Giuliano allo tsunami. Ora a #italiasicura





           
            (ANSA) - ROMA, 25 GIU - Luca Spoletini, per quasi dieci anni
portavoce del Dipartimento della Protezione Civile, è morto la
scorsa notte all'ospedale di Messina. Luca lascia la moglie
Caterina, il figlio Francesco di nove anni e una bambina che
nascerà a settembre.
   Spoletini, 49 anni, era stato ricoverato la settimana scorsa:
si era sentito male a Lipari, in seguito al riacutizzarsi della
malattia autoimmune con cui conviveva da anni. Dall'isola delle
Eolie, dove vivono i genitori della moglie e dove era andato
proprio per accompagnare i suoi familiari, è stato
immediatamente trasferito all'ospedale Papardo: nonostante tutti
gli sforzi dei medici, ieri mattina il quadro clinico è
peggiorato e nella tarda serata il cuore di Luca si è fermato.
   Il nome di Luca comincia a circolare tra i giornalisti nel
2000, quando entra nella squadra del commissario straordinario
per il Giubileo, dove c'è Francesco Rutelli come Commissario e
Guido Bertolaso come vice commissario. Una squadra strettamente
legata al Comune di Roma della quale facevano parte, tra gli
altri, l'attuale titolare della Farnesina Paolo Gentiloni,
Roberto Giachetti, Michele Anzaldi e l'attuale portavoce del
premier Filippo Sensi. E' in quell'occasione che Luca si fa
conoscere per la sua bravura: attento, preciso, sempre presente.
   Nel 2001 Luca segue Guido Bertolaso al Dipartimento della
Protezione Civile e da allora, per nove anni, ha informato i
giornalisti italiani su ogni alluvione, catastrofe o emergenza
che riguardasse sia l'Italia sia l'estero, quando la Protezione
civile partiva per portare gli aiuti del nostro paese. Dal
terremoto di San Giuliano di Puglia all'eruzione dell'Etnea e
dello Stromboli, dall'alluvione di Messina al terremoto
dell'Aquila, Luca è stato sempre in prima linea. Per nove anni
non ha mai spento il telefono, sacrificando per il lavoro la
famiglia e gli amici. Quanto telefonava, sapevi che era accaduto
qualcosa. "Stiamo partendo". Così è stato anche in occasione
dello tsumani in Asia, a Natale del 2004, quando 24 ore dopo il
devastante maremoto la Protezione Civile italiana era già in Sri
Lanka per recuperare i nostri concittadini. Prima di tutti gli
altri, tanto che fu proprio l'aereo italiano a riportare a casa
centinaia di turisti di diversi paesi europei. Anche per la
strage dei bambini nella scuola di Beslan, Luca era in prima
linea. Ed è stata quella l'unica occasione in cui, davanti alle
tombe di quei piccoli innocenti, lasciò uscire le lacrime, lui
che ne aveva viste tante.
   Nel 2010 è toccato sempre a Luca - assieme a Roberto, Marco,
Juri, Ilaria - gestire le ripercussioni dell'inchiesta sulle
grandi opere che ha investito l'intero Dipartimento della
Protezione Civile. Quando, negli anni successivi, parlava di
quella vicenda, Luca scuoteva la testa consapevole che, come
tutte le persone perbene, si era trovato a pagare colpe non sue.
Passato alle dirette dipendenze di palazzo Chigi, Spoletini è
tornato ad occuparsi di disastri due anni fa, quando è stato
chiamato alla comunicazione di #italiasicura, la struttura
voluta dal governo per contrastare il dissesto idrogeologico.
Luca riprende così a fare, e bene, il suo lavoro: informa,
fornisce documentazione e dati, spiega.
   Una ventina di giorni fa, alla fine della scuola, era stato
'scelto' dagli altri genitori della classe del figlio per fare
la foto di fine anno. Lui, che non ha mai usato una macchina
fotografica diversa da quella nel telefonino, sorrideva allegro:
"contenti loro".(ANSA).

domenica 5 giugno 2016

Fotografia: Gioia & Rivoluzione riflessioni sulla nostra vita

Despedida ©Luciano del Castillo
«Questo luogo esiste non per star comodi ma per sentirsi liberi»: l’affermazione scritta con il gessetto sulla lavagna nera, alle spalle di una ragazza riflessiva deve certamente molto agli insegnamenti di José Martí, fondatore del Partito rivoluzionario cubano e considerato a Cuba non solo un eroe ma un maestro di vita e di pensiero. Per lui, l’istruzione e l’educazione servivano a rendere cittadini ed esseri pienamente umani e liberi («dall’indipendenza degli individui dipende la grandezza dei popoli»), insegnando loro che la felicità non si riduce al benessere materiale, all’uso inutile e consumistico di oggetti. Negli Stati Uniti – e già allora! – Martí osservava che «non si vede la vita come il gioco dialettico fra le necessità che tendono ad abbassare e le aspirazioni che elevano, ma come una bocca aperta, un gioco d’azzardo nel quale vince solo il ricco»; del resto, diceva anche,«mucha tienda poca alma» (molta merce poca anima).

Insomma: l’opposto di quel binomio «gioia e rivoluzione» che dà il titolo alla mostra fotografica di Luciano del Castillo. Allegri sembrano i personaggi ritratti sull’isola caraibica rivoluzionaria dal 1959.

Rimaniamo sul binomio di questo felice titolo. Non sarà pleonastico: non sarà che gioia e rivoluzione devono coincidere, se son vere? «Essere generosi è la gioia suprema» diceva Martí. Ma la rivoluzione che cos’è, se non generosità completa, superamento dell’egoismo? Cuba è stata nella sua storia dal 1959 forse la nazione più generosa verso il mondo. Un esempio, uno fra i tantissimi. Uno a caso. Ce lo ispira il blog di Luciano scrivendo di Chernobyl. Ebbene: in pochi sanno che dal 1990 il sistema sanitario cubano ha curato gratis decine di migliaia di «bambini di Chernobyl» nel centro ospedaliero specializzato di Tarara, oltretutto sul mare, terapia aggiuntiva. Lo ha fatto anche negli anni durissimi del periodo especial: quando dopo il crollo dell’Urss Cuba resistette da sola alla penuria e tentò perfino lo sviluppo di un modello post-petrolifero.

Luciano del Castillo ha fotografato in bianco e nero i giochi per strada, la bellezza di girare in ciabatte e mucha alma, la convivenza solidale fra le età della vita.
Tuttavia l’autore annuncia il suo piccolo tarlo. E’ una domanda, forse, ai cubani, in particolare quelli più giovani e permeabili: il «capitalismo dell’apparire», cristallizzato nel modello occidentale e statunitense può aver la meglio?
Diciamolo in altro modo: potranno i moderni cavalli di Troia insinuarsi nella «gioiosa rivoluzione»? Dopo che non ci sono riusciti attentati, destabilizzazioni, blocchi, ce la faranno gli investimenti, le navi da crociera, il mito delle marche, il mondo virtuale di facebook?

Per info:
Spazio Tetenal    tetenal@raset.it
Luciano del Castillo redazione@lucianodelcastillo.com