lunedì 28 aprile 2014

Canonization show must go on

Nonostante l'affluenza di fedeli non è stata all'altezza delle aspettative (Settecentomila contro il milione e duecentomila atteso) il circo mediatico ha fatto il suo dovere. A sentire TV e giornali "l'evento del secolo" ha superatoio tutte le aspettative: da una parte i giornalisti che non vedono l'ora di essere sempre al centro dell'attenzione (non più la notizia, ma l'evento) e potere dire ai colleghi quello che una volta dicevano le persone comuni: "io c'ero!", dall'altro la politica che ha bisogno di soldi e gonfia questi eventi per potere fare la "cresta" sulle spese. Si si proprio così come i ragazzini mandati a fare la spesa dalla mamma....
Diecimila straordinari pagati per tre giorni e poi, nella metropolitana, tra le fermate di Barberini e Flaminio, una banda di una ventina di ragazzine con tanto di duemadri con il figlio/bambolotto in grembo assaltava i turisti, o meglio i beni dei turisti, impunemente, senza l'ombra di un controllo delle forze dell'ordine, della sicurezza della metropolitana......D'altronde, mi è stato spiegato, lo sforzo è stato fatto per garantire il corretto svolgimento della cerimonia e per l'incolumità dei capi di stato. Che notoriamente, si sa, valgono molto di più di un semplice cittadino.

sabato 26 aprile 2014

Quattro papi per strada

In una città ostaggio delle celebrazioni, quattro papi, due in carne e due in spirito, si muovono (solo loro perchè i normali cittadini fanno fatica a prendere la metro!) tra le stradine antiche della capitale. Fervono i lavori, le misure di sicurezza, per l'arrivo dei pullman dei fedeli. Se ne aspettano circa un milione, mentre la popolazione locale, grazie ai ponti e ponticelli si è data latitante.
Roma che vive normalmente nel caos, con trasporti inadeguati e la spazzatura che adorna i punti più belli ha finalmente una giustificazione per sentirsi leggittimata: con più di un milione di pellegrini, come volete governare una città con una strutttura così antica come Roma???
Ed infatti le strade dissestate e i sanpietrini divelti e l'arredo urbano distrutto e i pali della segnaletica stradale o dei semafori nascosti dai volantini pubblicitari e le bancarelle in ogni dove (ma che li pagano a fare gli affitti dei negozi i commercianti se poi davanti gli aprono banchi di "monnezza") davanti a tanto gioire dei fedeli, non si vedono più. Solo sorrisi e sai che sono turisti, facce incazzate e sai che sono romani.

venerdì 18 aprile 2014

Omaggio a Gabriel 02

Qualche tempo dopo una mia compagna di scuola con la quale ci scambiavamo i libri, le letture, ci consigliavamo sulle cose da leggere, mi disse che avrei dovuto assolutamente leggere un libro "Cent'anni di Solitudine" di Gabriel Garcia Marquez. Le avevo espresso da tempo la voglia di conoscere la letteratura sudamericana sull'onda dell'internazionalismo che si praticava a quei tempi e delle condizioni di sudditanza agli USA e alla CIA .
Comprai il libro nella mia libreria preferita a Palermo, Flaccovio, e cominciai a leggere quel libro fermandomi alle prime pagine. Il primo impatto fu negativo. Non ci capivo nioente con tutti quei nomi e non riuscivo a collegare gli uni agli altri. Lo trovai ostico e, cosa che non avrei fatto mai più grazie proprio a quel libro, ho smesso di leggerlo.
Dopodichè a macchia d'olio tutti i miei amici e compagni, anche mia madre, facevano sempre più spesso riferimento a quel libro tanto che ne ripresi la lettura e, come milioni di lettori, ne rimasi stregato. Stregato è la parola giusta. Dopo l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è stato il libro che ha segnato più di tutti la mia adolescenza.
Di seguito, da buon lettore, comprai gli altri titoli già esistenti, aspettando la nuova produzione.
Circa tre o quattro anni dopo stavo cercando delle informazioni sulla mia vecchia agenda del 1976 (prima dei tablet e dell'informatica ho collezionato tutte le agende della mia vita) e tra le pagine lo sguardo mi cadde su quel nome e numero di telefono: ricordai l'ncontro di quel giorno a Firenze e realizzai all'istante chi minchia avevo conosciuto! Non ci potevo credere! con quattro anni di distanza mi vergognai come un verme della pessima figura che avevo fatto quella notte: - Conosci Garcia Marquez? - ed io: - chi????- arrossii solo al pensiero di quello che avevano pensato di me!
E dire che una volta arrivato al liceo di Palermo in quegli anni c'era l'abitudine a dare e ricevere "nomi di battaglia", nickname. A me i miei compagni mi affibbiarono "Macondo". Pensa te!
In tutti questi anni ho pensato di incontrarlo per vedere se si ricordava di quell'episodio. I primi tempi ho provato a chiamare quel numero di telefono a Parigi e tutte le volte che sono stato in Colombia ho anche provato, senza successo, a cercarlo, per potergli dire che eravamo fortunati in quel tempo che si poteva essere adolescenti o adulti, liberi di scambiarsi idee, dove (forse) non c'erano barriere generazionali, mi ha insegnato a cercare, a trovare, a sognare e a tenere i piedi per terra. Adios Gabo

Omaggio a Gabriel 01

Ero disteso sul prato dei giardinetti della stazione di Firenze nell'agosto 1976 (oggi credo non esistono più). Da fricchettone qual'ero mi ristoravo al sole di fine agosto senza avere pressione del tempo, senza pensare a niente, godendo della felicità di esistere, di essere a questo mondo, appagato del niente, o meglio dell'apparente niente del quale mi nutrivo. Ero di ritorno da un viaggio in autostop ed il mio bagaglio lo avevo lasciato al deposito per spendere gli ultimi spiccioli in giro per Firenze, amore a prima vista, città che mi ha sempre attratto. Guardavo gli altri perdigiorno come me stazionare sul prato, quelli che erano appena partiti e andavano all'ostello, quelli che rientravano senza una lira, quelli che non ce l'avevano mai avuta, si facevano tante conoscenze a Firenze, ragazzi e ragazze da tutte le parti del mondo. Verso sera, all'imbrunire, un gruppo di cinque persone si accostò per chiedermi informazioni e, a causa del loro strano modo di parlare, ho pensato che mi stavano prendendo in giro, sicchè cominciai a dare spiegazioni "a muzzo", senza conoscere il luogo che mi avevano chiesto, solo per rispondere alla loro burla. In realtà scoprii successivamente che parlavano castillano. Siccome non capivano ciò che dicevo mi invitarono a seguirli. Adesso potete immaginare un fricchettone nel pieno degli anni settanta vestito con una tutina a scacchettini blu e bianchi, giacca militare usata e per scarpe gli zoccoli Dottor Sholl neri distrutti dall'usura, seguire un gruppo di persone informali ma pur sempre eleganti? Io non mi sono posto il problema e li ho seguiti. Grazie al mio istinto di sopravvivenza in un modo o nell'altro riuscii a portarli dove desideravano e loro mi fecero capire che sarei stato un loro gradito ospite. Avevo 16 anni, fatti a giugno, ed ero un bel ragazzo per cui guardando quel gruppetto, composto da tre donne e due uomini, cominciai a pensare di essere stato rimorchiato per scopi diversi delle informazioni turistiche. Comincammo a girare per locali, a bere alcoolici (con mio grande piacere), nel frattempo la mia mente studiava il caso: tre donne e due uomini, probabilmente manca l'uomo per la terza donna meno bella delle altre; per cui cominciai a farmi sotto, ma quella non aveva nessuna intenzione con me. Allora pensai che forse non era lei ma un'altra. Mentre continuavamo il nostro giro di caffè in caffè (non erano molti quelli aperti a quei tempi le città d'agosto, chiudevano), quello che decideva tutto decise di andare al ristorante e tra un ristorante turistico ed una trattoria decise per la seconda. Io già bello offuscato dai fumi alcoolici mi godevo quella fortuna. Oddio quando andammo a mangiare avevo paura che avrebbero fatto pagare anche me, ma il rischio andava corso. Parlava, parlava, per fortuna quasi sempre Lui ed io, che capivo forse il 10% di quello che diceva ed anche delle domande che mi facevano, lo preferivo, così potevo concentrarmi su quel pasto, che così completo non lo vedevo da quando ero partito in autostop da Palermo.
Guardavo Lui, poi il suo amico ed allora mi feci convinto che non erano le donne che avrei dovuto accontentare, ma loro o uno di loro, ma non era il caso di pensarci con quei piatti fumanti davanti ad i miei occhi. Finita la cena inaffiata da tante bottiglie di vino (ai tempi per me un vino valeva l'altro ma sicuramente sarà stato dell'ottimo vino toscano), i cinque avevano ancora voglia di fare qualcosa, ma in città i posti per ballare, per tirare tardi erano chiusi e la festa dell'Unità che prometteva concerti e pasti popolari sarebbe stata inaugurata solo in settembre. Così chiedendo ai portieri degli alberghi ci indicarono l'unico posto aperto che era il Jackye'O. Ma il posto era un locale molto elegante e già allora c'erano i buttafuori all'ingresso che selezionavano chi entrava. Figuratevi io con la mia tuta a scacchetti con addosso la giacca militare! Non c'era verso di farmi entrare ed io già mi preparavo a tornare sul mio prato secco a dormire, ma Lui insisteva che senza di me non saremmo entrati. E tanto insistette che, alla fine (non che ci fossero tanti avventori), ci fecero entrare tutti. Forse diede una lauta mancia, chi sa. So solo che ero già sicuro che avrei dormito in un hotel a cinque stelle, con chi non lo so, ma quello era un dettaglio. Bevemmo il bevibile e parlammo, ma non so di cosa. Provai a raccontare qualcosa di quello che può raccontare uno a 16 anni, tirai fuori molta politica e non so se capirono qualcosa. Ma tutto andava per il meglio. Stabilii alla fine che non sarei stato ne con uno ne con l'altra ma che tutto sarebbe finito in una mitica ammucchiata che negli anni settanta andava di moda e non si chiamava ancora gang bang. Un grande lettone d'albergo a cinque stelle e li tutti a darsi da fare. Quando però uscimmo dal Jackie'O una delle tre donne chiamò i taxi che stazionavano all'esterno e mi chiese: - Dove vuoi che ti accompagnamo? - sulle prime non avevo capito, un po' per l'alcool, un po' perchè erano le 4 del mattino, un po' perchè già ci avevo fatto un pensiero a dormire in un hotel a cinque stelle, ma quando me lo richiese le risposi: - Dove mi avete trovato-. - Alla stazione? - replicò - Si - risposi- ai giardini della stazione.
Mi accompagnarono li tutti insieme dopo mi abbracciarono fraternamente dicendomi cose sicuramente belle che si dicono nell'accomiatarsi quando lei mi chiese: - Conosci Garcia Marchè, uno dei più grandi scrittori sudamericani? - No, non ne ho la più pallida idea - le risposi. - Eccolo, è lui - mi disse indicando uno dei due uomini della compagnia, e su una pagina della mia agenda scrisse il nome ed un numero di telefono francese. - Vieni a trovarci se passi da Parigi! - concluse salendo sul taxi.
Deluso di dormire un'altra notte all'aperto e neanche col sacco a pelo, chiuso al deposito bagagli, ma felice per l'esperienza passata, lasciai che le bevande alcooliche trangugiate durante la giornata mi portassero tra le braccia di Morfeo. - Ma chi minchia è sto Garzia - come ha detto? - Marchè? . Ma che è un personaggio di Zorro? Jajajjajajaa!!! E mi sono addormentato.

martedì 15 aprile 2014

Pasolini Roma

Mostra su Pier Paolo Pasolini a cura di Gianni Borgna, Jordi Ballo' e Alain Bergala Palazzo delle Esposizioni, Roma. http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-pasolini-roma

Sono sempre stato un grande ammiratore di Pier Paolo Pasolini. Ho cominciato a seguirlo leggendo le sue poesie ed i suoi scritti. Data l'età mi era impossibile vedere i suoi film al cinema, sempre vietati ai minori di 18 e, in una Italia in mano alla Democrazia Cristiana, lo scandalo ne appannava i contenuti. Questa mostra da finalmente una visione di insieme del personaggio, sia dal lato umano che dal lato artistico e credo che pochi uomini come lui lo hanno vissuto così in sintonia, maledetto come uomo e maledetto come artista.
Mi manca Pier Paolo, mi mancano le sue invettive, il suo coraggio, la sua determinazione, le sue provocazioni. Intellettuale puro, pronto a sacrificarsi e a sacrificare. Poco amato dal potere, ha affascinato gli italiani, in privato perché in pubblico si dissociavano per la paura di essere paragonati  alla sua omosessualità. Che poi di Pasolini si può parlare della sua sessualità, ne etero ne omo. Processato per qualsiasi cavillo del codice penale ed assolto, sempre. Un'Italia stordita seguiva le sue gesta più per i film estremi che per la sua letteraura. Ben venga questa mostra che mostra i vari aspetti del poeta: regista, pittore, musicista, appassionato di qualsiasi forma d'arte. Ed una morte che lo ha consegnato alla storia.
Quando sono venuto a vivere a Roma, negli anni Ottanta, la prima cosa che ho fatto è stata quella di rendergli omaggio all'Idroscalo. Era autunno, le giornate corte e non mi aspettavo di trovare fari accesi sulla scultura che lo ricorda, ma neanche potevo immaginare la discarica del sesso e pattume attorno a quell'opera di Mario Rosati. Mi guardai intorno e pensai che solo li poteva morire PPP; c'erano altri posti a Roma dove cercare compagnia a pagamento, posti per certi versi più fighetti, come monte Caprino o Valle Giulia, ma lui è stato ucciso li all'idroscalo di Ostia, nel buio, nel silenzio, nell'abbandono. In seguito ritornai all'idroscalo per fare delle fotografie sempre in una giornata grigia e pensai che  la cornice per quella sua vita folle, per la sua fine non poteva che essere tra quei reticolati violati. Oggi questo spazio è molto più curato con le frasi del Poeta scolpite per terra.
Pasolini ci manca, adesso più che mai, adesso che la cultura è stata cancellata, devastata, da un ventennio di televisione scellerata, che la politica è una coalizione, che la filosofia scarseggia. Manca la forza e la capacità di uno come lui che sapeva gridare e avere la forza di resistere ad un potere violento e ossessivo.
Luciano del Castillo

domenica 13 aprile 2014

Mostra fotografica di Enrico Ciulla

Mostra fotografica di Enrico Ciulla nella libreria Odradek a Roma dal 12 aprile fino al 18 aprile.
Inaugurazione della mostra fotografica di Enrico Ciulla: Percezioni del presente, in esposizione fino al 18 aprile.
Dalla presentazione di Roberto Zuccalà: Enrico Ciulla [...] con questa serie di fotografie racconta dei "nonluoghi" cittadini e dell'uomo, protagonista sconosciuto, che li attraversa come un gioco spontaneo di affascinanti silenzi che si rincorrono tra loro. Terminal aeroportuali, stazioni ferroviarie e metropolitane, complessi alberghieri, le grandi sale d'ingresso degli edifici per uffici, musei, ecco, questi ed altri sono gli spazi anonimi dalle caratteristiche analoghe, dove l'uomo, individuo, perde la sua identità perché privato dei suoi necessari riferimenti a una precisa situazione.

mercoledì 9 aprile 2014

Informazione, cattiva informazione, disinformazione

Ci sono dei colleghi che sposano delle tesi, alcune filogovernative, altre filoribelli, venendo meno a quella terzietà che dovrebbe essere primaria in chi fa informazione indipendente. Dietro questi colleghi non sempre c'è ingenuità, più spesso ignoranza, incapacità di "leggere" la notizia a volte non hanno neanche fonti proprie e pressati dall'articolo da inviare non aspettano LE NOTIZIE (che poi dovrebbero essere le uniche che un giornalista dovrebbe riportare) e scrivere senza conoscenza. In altri casi la disinformazione è frutto del grande lavoro degli uffici stampa dei Governi o di quelle sempre più organizzate delle opposizioni ai quali i colleghi, per pigrizia, si affidano ad occhi chiusi. Pigrizia ed in certi casi complicità.
Quando il collega della "Stampa", Domenico Chirico, è stato rilasciato dai ribelli, alcuni colleghi scrissero contro di lui perché aveva affermato ciò che si evince in questi giorni ovvero che i gas sono stati utilizzati dai ribelli. Meditate gente, meditate!