lunedì 9 marzo 2015

Luciano Rapotez, l'Italia che non cambia mai

All’età di 95 anni, senza aver ottenuto giustizia, è morto all’ospedale di Udine il partigiano Luciano Rapotez. Pochi probabilmente lo ricordano, perchè in Italia la memoria non conta. La sua storia rispecchia in pieno questo Paese che crede di essere la culla della civiltà ed invece, spesso, è quello della barbarie. Partigiano venne arrestato nel dopoguerra per una rapina finita nel sangue. Venne torturato e seviziato per 5 giorni di seguito (altro che Gestapo) da poliziotti italiani che lo fecero confessare, ma al processo le accuse contro di lui si sbriciolarono. Fu assolto con formula piena in primo, secondo grado e in Cassazione. Nonostante ciò Luciano non è mai stato risarcito per quella detenzione ingiusta, per le torture, per il carcere che gli fece perdere il lavoro e la famiglia e soprattutto gli aveva spezzato l'anima. Si lui non si è mai arreso, è andato a vivere in Germania prima si è rifatto una vita in Italia dopo, ma lo Stato non si è mai scusato per quello che gli ha fatto. Nessun presidente della Repubblica si è mai preso la briga di rispondere alle sue innumerevoli lettere.
E' morto Luciano, è morto all'Ospedale civile di Udine, e riuscire a vivere fino a 94 anni è  stata la sua risposta alla vita che volevano spezzare, che volevano togliergli.
L'Italia è un Paese così, capace di grandi slanci, con un popolo generoso ma spesso sordo, abituato alla corruttela a fare parte di combriccole grazie alle quali possono fare lavorare i figli.
Non sa chiedere scusa lo Stato Italiano, come la Giustizia nella poesia di Edgar Lee Master, cieca colpisce senza sapere dove arrivano i colpi.
Ti chiedo scusa Luciano, a nome di tutti quelli che non ti hanno sostenuto in vita.
Luciano del Castillo

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