mercoledì 1 gennaio 2014

LA MIGRANTE 2013

Voglio chiudere il 2013 con il volto di Marieta, incontrata all’aeroporto Jose Martì di Ciudad de La Habana prima di rientrare in Italia. Ho incrociato il suo sguardo perso alla fila d’imbarco per Roma. All’esterno la sua famiglia si accalcava sui vetri degli ingressi insieme ai parenti di altri viaggiatori. Appena le ho sorriso, anima persa, si è fiondata, col suo passaporto, fresco di visto, verso di me e mi ha chiesto di aiutarla ad imbarcarsi. Era la prima volta che lasciava Cuba per andare a trovare la figlia che da un anno viveva in Italia. Tormentata dal dispiacere di lasciare la famiglia con il figlio piccolo all’Avana, da una parte, e felice di ricongiungersi con la figlia, dall’altra, aveva bisogno di una persona che le desse un conforto nel tragitto infinito tra il check-in e l’imbarco. L’ho chiamata “mamita” (nonostante fosse più giovane di me, ma tutte sono mamme) e si è messa subito a suo agio vedendo in me una luce nel buio. Mi indicava ai suoi familiari e gesticolava qualcosa muovendo le braccia del tipo: - Tranquilli amori miei! Sono in buone mani, ritornerò presto!- Poi verso di me cercando conforto nei miei occhi. Non solo era la prima volta che lasciava Cuba, ma era, in assoluto la prima volta che viaggiava. Pensavo che il sacchetto di plastica che teneva in mano fosse il suo bagaglio a mano, invece era tutto il bagaglio. Ed il bagaglio? – chiedo io - - Non ho bisogno di niente “laggiù”. Ha detto mia figlia che ci avrebbe pensato lei – Ma in Italia farà freddo in aeroporto – insisto io -. - Sì, sì, mia figlia penserà a tutto, così mi ha detto -.
Poi nel momento in cui ha lasciato il contatto visivo con la famiglia appiccicata ai vetri ha cominciato a piangere per poi riprendersi dentro l’aereo coccolata da me ed altri passeggeri.
Ho perso Marieta a Roma; appena ha visto la figlia ed il genero è corsa ed è scomparsa tra le loro braccia.
Auguro a tutti una buona fine di anno e una riflessione sull’amore, sulla gioia, sulla allegria, sulla voglia di vivere che ci spinge a cercare in altri posti ciò che non sempre abbiamo dove viviamo.
Grazie 2013 anche se sei stato un anno difficile, ti ho vissuto fino in fondo.

Luciano del Castillo

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