sabato 4 dicembre 2010

SDILLIZIO


Cerda, Palermo, December 03, 2010. © Luciano del Castillo

Un tempo questa, pomposamente chiamata scalinata, portava allo "sdillizio". Era il "buen retiro" della famiglia e qui ho passato una infanzia e preadolescenza meravigliosa. E' una casa costruita su una collina che domina la valle dei carciofi e, alle spalle, sovrastata da "pizzi" più alti, come "il pizzo della guardia". L'estate era una distesa gialla di grano tagliato che aspettava le giornate giuste per essere bruciato. Mia nonna lo aveva comprato senza una pianta senza un albero e, la prima cosa che ha fatto, è stata quella di circondare la casa di pini, due palme poste ai lati della villa e, successivamente il secondo livello, mandorli e amarene. In ultimo pose la vigna di uva da vino.
Per i contadini era una fuori di testa perché tutta quella terra andava coltivata, gli alberi erano un inutile ingombro. Si dice che in quella zona, tra Termini Imerese e Cefalù, infestata dai briganti, gli alberi non fossero amati proprio per la loro presenza. Ieri andando al cimitero per rendere un saluto al mio passato, raccolto davanti alle loro tombe è passato il responsabile della costruzione delle tombe che mi ha raccontato che il gigantesco pino a lato della tomba di famiglia lui lo voleva abbattere perchè avrebbe potuto danneggiare, crepare, la costruzione, ma mia nonna si oppose strenuamente, tanto che lui dovette fare un lavoro di rinforzo sulla base.
- Sua nonna era irremovibile sull'abbattimento degli alberi!- mi ha detto. E non solo sugli alberi, aggiungo io. Mia nonna era una mitteleuropea che conosceva la bellezza e la difendeva. Così costrinse mio nonno a circondare la casa di alberi nonostante il parere negativo di tutti. - Non posso immaginare di morire senza l'ombra degli alberi sulla mia tomba- gli disse.
E così è stato la terra fu riempita di alberi di vario tipo. Che negli anni ci hanno regalato il fresco d'estate. Rivedere la scalinata divelta, un rudere, sovrastato da strati di erbacce e di natura che si riprende il suo spazio, mi ricorda un poco quei luoghi sudamericani dove la selva con la sua entropia naturale impone di nuovo le sue leggi.

Ed il ricordo dei vasi di gerani in fiore posti sui muretti paralleli della scala sempre in ordine fugge con il volo delle farfalline parassite rimaste.

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