martedì 31 marzo 2009

REPORTER DI GUERRA


Mimmo Candito in un articolo uscito su La Stampa - http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=9182139 - il 24 marzo 2009 ci racconta come il giornalismo di guerra muore tra i muri blindati della "Green Zone" a Baghdad. Le sue sono parole di chi ha vissuto una vita su molti fronti bollenti del mondo e vede oggi l'impossibilità di raccontare ancora "quello che vede".
Io mi trovo perfettamente d'accordo con la sua analisi anche se, ottimista di carattere, spero che una nuova strategia verrà messa a punto dai futuri reporter di guerra. Certo con i budget più che dimezzati e con il costo degli inviati chi sa se ci saranno eredi dei reporter che hanno lavorato fino ad oggi.
Siamo lontani dai tempi in cui Ryszard
Kapuscinski - http://it.wikipedia.org/wiki/Ryszard_Kapu%C5%9Bci%C5%84ski - inviato in Africa per la agenzia polacca PAP, malato di malaria non disse nulla ai suoi capi per paura che lo rimpatriassero perdendo così la possibilità di raccontare quel paese in pieno cambiamento.

Ma devo essere più preoccupato di Mimmo affermando che quella "Green Zone" non si è fermata in Iraq. Vogliamo parlare dei reporter di cronaca? Ormai la cronaca passa solo attraverso mattinali e notizie prestampate. Un tempo il buon "cronacaro" conosceva sia le guardie che i ladri. Un pessimo esempio di giornalismo di cronaca è stato lo stupro della Caffarella a Roma. All'arresto dei due romeni i giornalisti si sono lasciati trasportare acriticamente dalle indagini delle Forze dell'Ordine e pochi, fuori dal coro, si sono posti dei dubbi sulla fondatezza degli arresti. Tutti a seguire il proprio personale "scoop" a scapito dell'informazione. Vi siete chiesti che faccia hanno i VERI stupratori della Caffarella? Di sicuro a noi rimarranno impresse quelle di due innocenti trattati da mostri.

Quindi è tutto il comparto che è in via di estinzione. Di guerra, di cronaca o di politica, il mestiere del giornalista sono rimasti in pochi a farlo veramente. Per lo più si girano dispacci e veline, comunicati degli uffici stampa che fanno il lavoro al posto loro.

La "Green Zone" si è globalizzata e la trovi ovunque si provi ancora a fare informazione.
Ma io sono un indomabile ottimista e dico che chiunque trovi la maniera di fare informazione oggi, darà un apporto importante a quella ricerca di credibilità che ci hanno insegnato le grandi scuole di giornalismo.

© Luciano del Castillo


1 commento:

paolo ha detto...

ciao luciano, vedi che prima di andare a nanna mi sono andato a guardare il blog, con tutte le storie che mi hai sempre raccontato, nel cuore. notte
paoluzzomarlonbrando