Ero disteso sul prato dei giardinetti della stazione di Firenze nell'agosto 1976 (oggi credo non esistono più). Da fricchettone qual'ero mi ristoravo al sole di fine agosto senza avere pressione del tempo, senza pensare a niente, godendo della felicità di esistere, di essere a questo mondo, appagato del niente, o meglio dell'apparente niente del quale mi nutrivo. Ero di ritorno da un viaggio in autostop ed il mio bagaglio lo avevo lasciato al deposito per spendere gli ultimi spiccioli in giro per Firenze, amore a prima vista, città che mi ha sempre attratto. Guardavo gli altri perdigiorno come me stazionare sul prato, quelli che erano appena partiti e andavano all'ostello, quelli che rientravano senza una lira, quelli che non ce l'avevano mai avuta, si facevano tante conoscenze a Firenze, ragazzi e ragazze da tutte le parti del mondo. Verso sera, all'imbrunire, un gruppo di cinque persone si accostò per chiedermi informazioni e, a causa del loro strano modo di p...